I giochi tradizionali pugliesi rappresentano una parte viva della cultura popolare della regione. Frutto di secoli di creatività contadina e artigiana, questi giochi e passatempi antichi si svolgevano nelle piazze, nei cortili e nelle strade di borghi e paesi, favorendo aggregazione sociale e divertimento con mezzi semplici e naturali.
L’importanza dei giochi popolari pugliesi
Riscoprire i giochi della tradizione pugliese permette di:
- conservare le radici culturali delle comunità locali;
- favorire condivisione sociale e cooperazione tra bambini e adulti e, quindi, diverse generazioni (come, per esempio, propongono i workshop di natura ludica organizzati da Dancing Circles);
- promuovere un territorio autentico, con forte identità culturale, storica e sociale.

I giochi tradizionali della Puglia a confronto: descrizioni e regole
In un tempo in cui bastavano pochi oggetti e tanta fantasia, i giochi della tradizione riempivano le giornate e rinsaldavano legami tra amici e fratelli.
Oggi, raccontarli significa riscoprire un legame profondo con le nostre origini, un patrimonio di gesti e tradizioni che parlano di chi eravamo e di come siamo cresciuti insieme.
Tuddhri
Il Tuddhri, conosciuto anche come il gioco delle cinque pietre, è una delle attività tradizionali più semplici e diffuse, apprezzata ancora oggi proprio per la sua immediatezza e per il fatto che può essere praticata ovunque. Un tempo si giocava sugli scalini di casa, per strada o nei cortili, con quello che si aveva a portata di mano.
Le regole sono intuitive: si dispongono cinque piccole pietre su una superficie liscia, allineate l’una accanto all’altra.
Il giocatore lancia in aria una pietra e, prima che ricada, deve raccoglierne un’altra dal suolo. Con due pietre in mano, rilancia e raccoglie la successiva, e così via fino a raccoglierle tutte. Le varie fasi del gioco prendono il nome dal numero di pietre raccolte di volta in volta: a uno, a due, a tre, a quattro e infine a manu china (in leccese “a mano piena”).
Se un giocatore commette un errore perde il turno e passa la mano al prossimo partecipante.

La Campana
Un altro grande classico dei giochi dell’infanzia è senza dubbio la campana. Anche in questo caso, bastano pochi elementi per dare il via a una partita: semplicemente un gessetto, un asfalto pulito e un po’ di pazienza.
La fase iniziale, quella della preparazione, era fondamentale: si disegnava a terra il tipico percorso della campana, composto da più quadrati sovrapposti e affiancati, creando un vero e proprio sentiero da percorrere saltellando su un piede. I quadrati venivano poi numerati per indicare le caselle di gioco e assegnare un punteggio.
Ogni giocatore, munito di una piccola pietra o di un oggetto simile, la lanciava all’interno della campana cercando di farla atterrare su una casella specifica. A quel punto iniziava il percorso: si saltellava sui quadrati — su uno o due piedi, a seconda della sezione del disegno — fino a raggiungere la casella dove si trovava la pietra.
Giunti sul punto, bisognava recuperare la pietra mantenendo l’equilibrio, girarsi e completare il percorso all’indietro, senza mai mettere il piede fuori dai quadrati né far cadere la pietra.

U Currucule
Si tratta di uno dei giochi di abilità più affascinanti e antichi, ancora oggi apprezzato per la sua semplicità e per la destrezza che richiede.
U currucule (o gioco della trottola) è composto da un cono di legno con una punta metallica sulla base e una corda che viene avvolta strettamente attorno al corpo della trottola. Una volta pronta, la corda viene tirata con forza e precisione, facendo ruotare la trottola sul terreno.
L’obiettivo? Farla girare il più a lungo possibile, dimostrando così la propria bravura.
Non si trattava solo di farla roteare: i giocatori più esperti si sfidavano in una serie di varianti spettacolari. Si lanciava la trottola al contrario, attorno alla vita, all’indietro, con il braccio sollevato o addirittura cercando di farla saltare dal basso verso l’alto, esibendosi in vere e proprie prove di abilità.

Lo Sguincio
Lo Sguincio è un antico gioco di strada barese che ancora oggi diverte grandi e piccoli. I partecipanti si dividono in due squadre: tramite una conta si decide quale squadra inizierà il gioco come “base” e quale come “saltatori”.
I membri della squadra che perde la conta si posizionano in fila indiana, uno dietro l’altro, piegati in avanti vicino a un muro o a una superficie solida, formando una sorta di trenino umano. L’obiettivo della squadra avversaria è saltare sopra i giocatori in fila, uno alla volta, cercando di atterrare in equilibrio senza far crollare la struttura.
Nel frattempo, i giocatori piegati devono resistere al peso, cercando di non far cedere il trenino per un tempo stabilito. Se la squadra di sotto riesce a reggere, vince il turno; altrimenti, le squadre si invertono.

La Molla
La Molla è un gioco tradizionale barese ma tipicamente femminile.
Due giocatrici posizionano un elastico robusto attorno al proprio corpo, mantenendolo ben teso all’altezza di caviglie, ginocchia, vita o polsi, a seconda del livello di difficoltà.
Nel vano creato dall’elastico, le altre partecipanti devono saltare, volteggiare ed eseguire esercizi prestabiliti, usando mani e gambe in modo coordinato. Il tutto si svolge seguendo il ritmo di una filastrocca tradizionale, che guida i movimenti e rende il gioco ancora più divertente.
Questo gioco stimola agilità, coordinazione motoria e memoria, grazie alla necessità di ricordare le sequenze degli esercizi e sincronizzarsi con la musica.

La Lippa
Il gioco della lippa (u tàcchele in dialetto sammichelino) me lo ha ricordato mia mamma, quando parlava dell’infanzia dei suoi fratelli.
Mi piace pensare a loro così: ragazzini con le scarpe consumate, in un pomeriggio d’estate, con le mani impolverate e le ginocchia sbucciate. Bastavano due legnetti e un pezzo di terra per sentirsi liberi e pieni di vita.
C’era una mazza (la màzze), il legnetto più lungo di circa 20 cm (u tàcchele), e poi c’era la lippa, più corta e appuntita alle estremità.
Si scavava una piccola buca o si poggiava la lippa per terra. Con un colpo secco, si faceva saltare in aria la lippa colpendone un’estremità e, mentre volava, si cercava di colpirla di nuovo per mandarla il più lontano possibile.
Si misurava la distanza a passi lunghi, oppure contando quante volte si riusciva a colpirla ancora. Vinceva chi la spediva più lontano.

Giochi pugliesi e valorizzazione culturale
Anche se le regole e lo spirito di questi giochi erano simili in tutti i paesi, ogni comunità dava loro nomi diversi e li arricchiva di varianti locali, rendendoli unici e legati al proprio dialetto e alle proprie usanze.
Molti borghi stanno riscoprendo questi giochi nelle feste popolari, rievocazioni storiche e eventi turistici, permettendo a residenti e visitatori di vivere un’esperienza unica, all’insegna della cultura e tradizione pugliese.




Il gioco tradizionale, oggi, premetterebbe ai giovani di ritrovare la socialità, la condivisione di momenti felici insieme che si sono persi per la dipendenza dai cellulari, ecc… Grazie, Sara, per aver scritto un’articolo che è memoria ed arricchimento per chi non sa e potrebbe attraverso esso trovare un’ancora di salvezza. Come sempre, complimenti! 💝