Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

da | Lug 23, 2026 | Storia, arte e cultura

Esiste una Taranto prima dell’acciaio ed esiste una Taranto che dall’acciaio cerca di emanciparsi per ritrovare la propria anima. Taranto, la città dei due mari, un unicum geografico e paesaggistico adagiato interamente sullo Ionio e diviso nei due specchi d’acqua interni che ne disegnano il profilo: il Mar Grande, l’ampia baia esterna protesa verso il golfo aperto, e il Mar Piccolo, il bacino chiuso.

Definita storicamente la perla dello Ionio, in quell’incastro di coste in cui la natura sembrava aver eretto il perfetto palcoscenico per il mito, Taranto vanta una bellezza che affascinò i colonizzatori di Sparta, i viaggiatori del Grand Tour, nonché i visitatori del presente.

Foto di Paky Cassano

Tuttavia, oggi questo paesaggio costituisce anche un testo politico e sociale a cui è impossibile non volgere lo sguardo, in cui le geometrie monumentali del Castello Aragonese e i fondali marini dialogano forzatamente con le strutture geometriche e le ciminiere della grande industria. 

La complessità di una città

Taranto è allora anche la “città-fabbrica”, quella che Alessandro Leogrande – giornalista e scrittore tarantino prematuramente scomparso, che ha dedicato la sua vita alla narrazione delle ingiustizie sociali – ha saputo sviscerare con dolorosa lucidità nei suoi reportage. Nei suoi scritti, Leogrande ha raccontato come l’acciaio sia diventato a Taranto un fatto sociale totalizzante, capace di colonizzare non solo l’orizzonte visivo, ma l’immaginario, i corpi e i destini dei suoi abitanti.

Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

Foto di Paky Cassano

Simbolo della complessità tarantina è anche l’area del Tara: laddove un tempo si celebravano i riti della fondazione e i cittadini cercavano refrigerio nelle acque sorgive, oggi si sperimenta l’impatto dei moderni progetti di captazione idrica. 

Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

Foto di Paky Cassano

Michele Pierri e Alda Merini

Se il paesaggio di Taranto è segnato dal contrasto tra il mare e le fabbriche, la sua storia culturale racconta una realtà altrettanto intensa. Nel tempo questa città ha dimostrato quanto la letteratura in essa realizzata non abbia mai costituito un esercizio distaccato, ma un modo per dare voce alle contraddizioni e alla sensibilità del territorio.

Nel corso del Novecento, Taranto è stata attraversata da diverse figure di grande spessore: un capitolo particolarmente intimo che lega la città alla grande poesia è quello della storia tra Michele Pierri e Alda Merini. Pierri, stimato medico e intellettuale tarantino, Alda Merini, la celebre poetessa dei Navigli. Il loro legame, nato a distanza, attraverso lunghe conversazioni telefoniche tra Milano e la Puglia, si concretizzò con il matrimonio celebrato il 6 ottobre 1984, nella Chiesa del SS. Crocifisso di Taranto. Merini si trasferì così in Puglia, in un appartamento del centro, in via De Cesare, dando inizio a un periodo di convivenza che per lei coincise con una fase di profonda produzione artistica. 

Taranto vecchia nella poesia di Merini

L’impatto con il Sud si rivela un immediato e potente risveglio dei sensi. Merini viene letteralmente travolta dalla luce accecante dei cieli del Mezzogiorno e dai profumi densi della Taranto vecchia, ma soprattutto da quel mare immenso a cui lei – cresciuta tra le nebbie invernali e i canali artificiali di Milano – non era affatto abituata.

Questo stordimento visivo ed emotivo si trasforma rapidamente in una straordinaria rinascita letteraria, dove la città pugliese si fa musa ispiratrice. In questo stato di grazia, la Merini compone venti intense liriche d’amore dedicate al marito, che troveranno spazio nella storica ristampa di La presenza di Orfeo, insieme a una serie di versi fulminei in cui il paesaggio pugliese fa continuamente capolino, evocato attraverso la sagoma degli ulivi e la linea infinita degli orizzonti marini.

Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

Prima ancora di trasferirsi, la poetessa aveva infatti immaginato e descritto nei suoi versi una Taranto ideale e azzurra; una volta arrivata, trovò nella città ionica un rifugio adatto alla sua grandiosa ma complessa sensibilità. 

Non vedrò mai Taranto bella

non vedrò mai le betulle

né la foresta marina;

l’onda è pietrificata

e le piovre mi pulsano negli occhi.

Sei venuto tu, amore mio,

in una insenatura di fiume,

hai fermato il mio corso

e non vedrò mai Taranto azzurra,

e il Mare Ionio suonerà le mie esequie…

Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

Foto di Paky Cassano

La poesia di Pierri e il crollo degli equilibri

La poesia di Pierri, intanto, caratterizzata da uno stile sobrio e da una forte tensione mistica, si intrecciò così con lo sguardo visionario della Merini. Tra i suoi più noti versi a lei dedicati:

Il tuo seno scoperto
una finestra aperta
sulla vita futura
adorando il presente.

L’equilibrio si spezza drammaticamente quando la salute di Michele Pierri cede: in quel momento, Merini perde il suo scudo emotivo contro il mondo. Senza la protezione del marito, l’ambiente circostante si trasforma rapidamente in un contesto ostile, del tutto impreparato ad accogliere e comprendere una personalità eccentrica, complessa e debordante come la sua. Sarà questo l’inizio del crollo.

Sola, spaventata e privata del suo unico punto di riferimento, la poetessa visse un nuovo, violentissimo squilibrio psichico che le spalancò le porte all’orrore che credeva di aver lasciato a Milano: il ricovero presso l’ospedale psichiatrico di Taranto. Tra quelle mura, Alda sperimenta nuovamente i traumi della contenzione fisica e dell’isolamento, con l’aggravante di trovarsi lontana dai suoi Navigli. Da quel secondo inferno nasceranno pagine d’inchiostro durissime e feroci, in cui la Merini denuncerà la violenza dell’istituzione manicomiale con grande lucidità poetica.

Pierri e Merini nella malinconia di un azzurro perduto

C’erano giorni, in quelli felici, in cui lei e Michele facevano ritorno a Milano, cullati dal ritmo di quel treno tarantino, lunghissimo e quasi eterno. Un viaggio che Merini avrebbe impresso sulla carta anni dopo, intriso di una profonda nostalgia successiva alla morte di Pierri nel 1988, ricordandolo così: 

Su quel treno di Taranto, infinito
dove guarirà l’ombra della mia giovinezza
io tornerò un giorno.
Tornerò, Vanni, dall’amore che ho perso
tra gli ulivi gaudenti della terra,
tornerò presso il suo vecchio corpo…
e quando il sole mi guariva le tempie,
o Vanni, io pregavo il Signore
che mi facesse morire con lui.

Taranto letteraria nella poesia di Alda Merini

Alda Merini e Michele Pierri

Attraverso la loro esperienza e le loro poetiche, Taranto mostra il volto di una terra complessa e al tempo stesso profondamente capace di accogliere e ispirare alcune tra le più grandi voci della letteratura italiana e di quella che è possibile annoverare come poesia in Puglia. Senza stanchezza e affanno, nonostante le burrascose lotte politiche e sociali che continuano a rendere Taranto una città pregna di contraddizioni e di molteplici nodi da sciogliere.

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