Aufidus come Ofanto. È questo il nome che ha deciso di darsi un gruppo di ragazzi e ragazze di San Ferdinando di Puglia con una chiara vocazione dedicata al proprio territorio. Tra l’Ofanto, la cava Cafiero e San Ferdinando di Puglia, con l’obiettivo di rivalorizzare il paesaggio in cui sono cresciuti e riqualificare il contesto urbano poco curato nel tempo, il collettivo Aufidus oggi sta diventando una realtà ampiamente conosciuta e apprezzata nella provincia BAT per le sue iniziative.
Là dove la riqualificazione del territorio non corrisponda ad un mero abbellimento estetico fine a sé stesso, bensì a un’occasione e a una concreta possibilità di miglioramento per la vita dei cittadini e per l’esperienza di chi visita questi luoghi.

L’Ofanto: un corso d’acqua che attraversa la Puglia
In principio era l’Ofanto. Anticamente conosciuto come Aufidus, l’Ofanto è un corso d’acqua che connette il cuore montuoso dell’Italia meridionale con il Mar Adriatico. Il suo viaggio inizia sull’Appennino campano dove sgorga con l’impeto di un torrente, l’Alto Ofanto, appunto. Da qui, si snoda tra i confini, attraversando la Basilicata prima di entrare con maggiore maestosità e un corso più ampio e lento, tipico dei fiumi di pianura, nella regione che oggi lo identifica maggiormente, la Puglia, da cui infine sfocia nell’Adriatico.
La storia dell’Ofanto è indissolubilmente legata alle civiltà che ne hanno popolato le rive. Già i Dauni e i Romani riconobbero il suo valore strategico, stabilendo importanti centri come Canosa di Puglia presso i suoi guadi, di cui resta ancora oggi testimonianza un antico ponte romano.

Ma l’episodio che ha scolpito per sempre l’Ofanto nella memoria storica è la battaglia di Canne del 216 a.C. Nelle vicinanze delle sue sponde si consumò infatti una delle più celebri e catastrofiche sconfitte della Repubblica Romana, per mano delle forze cartaginesi guidate dal leggendario Annibale. Secoli dopo, l’Ofanto continuò a essere teatro di scontri, inclusa una battaglia tra Normanni e Bizantini.
Oggi, pur con una portata ridotta rispetto al passato, l’Ofanto conserva un valore ecologico cruciale. Il suo tratto pugliese è protetto dal Parco Naturale Regionale Fiume Ofanto, un’area dedicata alla conservazione della biodiversità, che offre rifugio a una ricca fauna selvatica.
La cava di Cafiero: patrimonio storico-artistico della Bat
Un altro luogo focale attorno al quale gravita la storia del collettivo Aufidus è la cava di Cafiero (o Parco delle Cave di Cafiero). Tale luogo rappresenta un significativo esempio di riconversione da sito industriale a risorsa naturalistica e culturale. Situata nell’agro di San Ferdinando di Puglia, all’interno della suggestiva Valle dell’Ofanto, quest’area deve il proprio nome all’attività estrattiva di rocce calcareo-dolomitiche. Oggi, la cava dismessa si estende per circa otto ettari ed è stata trasformata in un’oasi che rientra nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Valle Ofanto-Lago Capaciotti”, assumendo il ruolo di una vera e propria porta d’accesso al Parco Naturale Regionale Fiume Ofanto.

L’appellativo “cava di Cafiero” non ha un’origine geografica, ma è strettamente legato alla storia del luogo in quanto proprietà terriera. Il sito estrattivo deve il suo nome alla nobile famiglia Cafiero, di origini napoletane, che in passato era proprietaria dei vasti appezzamenti di terreno su cui la cava stessa è stata impiantata e sviluppata. Pertanto, l’associazione tra l’attività mineraria e il cognome della famiglia proprietaria è la ragione per cui, ancora oggi, l’area di recupero ambientale è universalmente nota con il nome di Parco delle cave di Cafiero.
San Ferdinando di Puglia: il paese delle pesche e dei carciofi
La soprammenzionata Bat, istituita nel 2004 e operativa dal 2009, è una provincia pugliese che include Barletta, Andria e Trani, oltre ad altri comuni. San Ferdinando di Puglia è il primo paese incluso in questa provincia con 15 mila abitanti.
Il piccolo comune di San Ferdinando di Puglia noto sul cartello stradale che lo annuncia come “il paese delle pesche e dei carciofi” vive una fase storica di inattesa vitalità. Questa deriva in larga misura dall’operato di Aufidus, l’associazione di giovani pugliesi che, agendo in controtendenza rispetto alla rassegnazione e all’emigrazione, ha deciso di investire sul proprio territorio.
Storicamente percepito come un luogo privo di offerta culturale e ricreativa, San Ferdinando di Puglia ha visto intere generazioni di amici perdersi verso altre città in cerca di opportunità.

Ivano: un ritorno tra permacultura e agroforesta
La scintilla che ha acceso Aufidus è arrivata da Ivano, 36 anni, con un passato di viaggi in tutto il mondo, rientrato a San Ferdinando dopo un lungo periodo in Australia. Lì, Ivano ha scoperto la permacultura (ne abbiamo già parlato raccontando la rivoluzione agricola di Emilia Blasi) che oggi sta applicando al territorio pugliese, quello in cui è cresciuto, in particolare con l’agricoltura sintropica, un metodo che si ispira alla stratificazione del bosco per consociare piante forestali e colture da reddito.
Ivano è diventato il catalizzatore che, parlando con amici e conoscenti, ha messo insieme persone che, pur essendo residenti a San Ferdinando – come Elena, 33 anni -, non avevano mai lavorato insieme. Nasce così il collettivo Aufidus.
Con questo network di circa cinquanta persone, di cui sette nel direttivo, stiamo trasformando un’insofferenza sotterranea in azioni concrete. Sono entusiasta di quello che in poco tempo, dopo il mio rientro dall’Australia, siamo riusciti a costruire, mattone su mattone.
Altrettanto entusiasmo, quello di Elena.
Il progetto dell’agroforesta di Ivano, supportato da noi, ha trovato casa su un terreno a soli 100 metri dalla cava. È un segnale che ci dice che c’è una connessione naturale tra le realtà del territorio.
Dopo l’acquisto, è iniziata la fase di piantumazione che ha coinvolto circa 2300 alberi e piante. Il processo è stato inaugurato con una vera e propria festa della Semina in collaborazione con il collettivo, durante la quale è stato seminato un sovescio per arricchire la terra. Successivamente, dopo lo sfalcio e l’interramento del sovescio, si è proceduto con la messa a dimora delle piante.


La soddisfazione legata alla produzione di vino
L’area si estende su un ettaro, più un altro ettaro circa di terreno annesso con olivi e altre coltivazioni, e si concentra su alberi da reddito come pesche, albicocche, arance e mandarini. In una delle porzioni annesse era presente un vigneto.
Quest’anno abbiamo prodotto il vino, ad esempio. E questa è un’altra cosa fatta in sinergia, insieme al collettivo. È stata un’esperienza nuova e molto interessante, tanta la fatica, ma da poco abbiamo bevuto la prima bottiglia di questo vino novello e possiamo permetterci di dire: che soddisfazione!



Sebbene l’agroforesta dell’Ofanto sia formalmente un progetto di Ivano, il collettivo ne è sempre stato un forte sostenitore. La visione è che il luogo diventi una risorsa fondamentale per la comunità e il territorio: un paradiso terrestre, una foresta fruttata e fruttuosa con un metodo innovativo. L’obiettivo di Ivano e del collettivo è sfruttare il potenziale del luogo per lavorare con le scuole, organizzare visite per l’educazione all’ambiente, all’ecologia e al rapporto con la terra.
Noi stessi, come gruppo, siamo e cresciamo un po’ come un’agroforesta. Tra diversità e collaborazione.
L’impegno sociale: l’esempio della Cava Cafiero
Le prime azioni di Aufidus sono state pratiche e simboliche: pulizie spontanee nei parchi, installazione di cassette per il book crossing, sessioni di yoga all’aperto, giorni da apicultori, piantumazione di alberi. La filosofia è chiara: l’urgenza di prendersi cura del posto in cui si vive.



Le cave, un tempo proprietà del Conte Cafiero e dismesse negli anni Settanta per diventare poi, per un periodo, discarica a cielo aperto, sono state acquistate all’asta dal Comune di San Ferdinando e, tramite fondi europei, riconvertite in parco. Tuttavia, anni di abbandono della vecchia amministrazione hanno lasciato l’area vandalizzata, con lampioni rotti e staccionate divelte. Nonostante queste difficoltà e la necessità di ottenere autorizzazioni complesse, Aufidus, insieme ad altre quattro associazioni, ha recentemente firmato un Protocollo d’Intesa con la nuova Amministrazione Comunale, impegnandosi formalmente nella politica di rinnovo e rivalutazione dell’area.

Recuperare le cave per valorizzare e aggregare
L’obiettivo del recupero delle cave è stato duplice: da un lato, valorizzare e divulgare il patrimonio storico-naturalistico del luogo, e dall’altro, creare un polo di aggregazione e sviluppo attraverso attività didattiche, culturali e sportive, con un forte coinvolgimento della comunità locale e dei giovani. Un’area che era votata all’estrazione mineraria è rinata come un ambiente suggestivo, dove l’archeologia industriale, simboleggiata anche dall’imponente ex frantoio in legno, si fonde con un ecosistema recuperato.

Un esempio altrettanto parlante di quelli che sono i principi del Collettivo è stato l’intervento presso il teatro all’aperto della Villa Comunale. Dopo aver ripulito un muro deturpato, i ragazzi di Aufidus si sono confrontati con un nuovo atto tutto da decifrare: un gruppo di adolescenti aveva graffitato la parete per lasciare un saluto a un amico scomparso tragicamente. Invece di limitarsi a ripulire il muro, Aufidus ha coinvolto gli stessi ragazzi nel progetto di un murales, dedicando uno spazio alla memoria collettiva. Tanto che questo atto ha trasformato un gesto di protesta in una vera e propria riappropriazione emotiva del luogo.


Il progetto faro: Aufidus Fest
Il principale veicolo di promozione sul territorio è l’Aufidus Fest, un festival promosso dall’aps Resurb, con la collaborazione del collettivo Aufidus e di altre realtà come l’Asd Canoaufidus e l’Agriturismo Moschella. Il festival unisce arte, sport e sensibilizzazione ambientale: accanto a musica e DJ set, vengono proposte attività come canoa sul fiume, giri in e-bike e bird watching.Il tema centrale del talk del festival dell’ultimo anno, tenutosi ad ottobre 2025, ha riflettuto la volontà di affrontare il ruolo del Fiume Ofanto non solo come risorsa naturale, ma anche come luogo storico di connessione e, talvolta, di rivalità. Questo impegno nel rurale e nell’ambientalismo si scontra con le criticità che ancora affliggono la zona, come il problema diffuso degli incendi di plastica e l’inquinamento visivo causato dalle pale eoliche sparse a perdita d’occhio sulle colline, simbolo della vittoria dei grandi interessi economici sulla spinta al turismo rurale.

Nonostante le difficoltà, il fermento generato da Aufidus e il desiderio di fare aggregazione dimostrano che a San Ferdinando è possibile creare qualcosa di diverso, trasformando la rassegnazione in partecipazione attiva.
Altre iniziative, come la festa estiva Joy Jam, dimostrano la volontà di creare spazi di aggregazione con musica, mercatini e laboratori artistici. Da diversi paesi della Puglia si arriva a San Ferdinando per approfittare di questo clima gioioso.
Joy, dunque, nel vero senso della parola.




Grazie per quello che fate nel raccontare di queste piccole comunità! Bellissimo articolo!
Grazie Michele, riteniamo che siano proprio queste piccole comunità il valore aggiunto del territorio e ci teniamo a raccontarle. Torni presto a leggerci!
Interessante,educativo bravissimi, continuate così
Grazie del commento, Angela. Abbiamo apprezzato molto anche noi il lavoro del collettivo, grazie per aver letto il nostro racconto.