I Sette Coni, una storia di ospitalià in Valle d’Itria costruita nel tempo

da | Mag 28, 2026 | Guide e itinerari, Storie di Puglia

Sempre tra la folta vegetazione, e dove non si stende che qualche straccio di vecchia boscaglia comitale di querce, spuntano trulli innumerevoli dal terreno, non più soli o radi, ma aggruppati come fratellini per mano, a due, a tre, a quattro; due uguali e gli altri più piccoli, perché anche nel lillipuziano c’è sempre una cosa più piccola; e dovunque muri e muretti, non dieci, non venti, ma più, molti di più, allineati sui fianchi di ogni rilievo, orizzontalmente, a distanza anche di pochi metri, per contenere il terreno, per raccoglierne e reggerne un po’ fra tanto calcare. Mi chiederai come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti.

Così scriveva Tommaso Fiore, intellettuale meridionalista, nel suo Un popolo di formiche. Parlava dei trulli e della gente che li ha costruiti. Quel popolo non è, però, fatto di giganti: perché per addomesticare la Murgia “più aspra e più sassosa”, “non ci voleva meno della laboriosità d’un popolo di formiche”. Quegli stessi trulli, sparsi per il territorio pugliese, in particolare nella Valle d’Itria, continuano a raccontare storie, seppur diverse. Storie che nascono molto prima dell’esplosione del turismo di massa, che ha trasformato quegli stessi posti in teatro di eventi, concerti e grandi vertici internazionali, come il G7 del 2024.

I sette coni

Alcuni di quei trulli, proprio in quei territori, sono diventati I Sette Coni, struttura d’accoglienza gestita da Anna Zizzi: una realtà di ospitalità diffusa, costruita negli anni con pazienza, destinata a viaggiatori italiani e stranieri. Ma tutto è cominciato in un tempo in cui, come racconta Anna, non si parlava di turismo.

Quando tutto è cominciato: I Sette Coni negli anni Ottanta

La storia de I Sette Coni parte alla fine degli anni Ottanta. I genitori di Anna, originari della zona, scoprono alcuni trulli in vendita: appartenevano a due sorelle, erano ruderi usati come stalle e si trovavano in una zona formalmente nel territorio di Ostuni, ma di fatto molto più vicina a Cisternino.

La scelta iniziale, dunque, non coincide con l’idea di un’attività ricettiva, ma come progetto familiare:

i miei genitori decisero di comprare dei trulli per poterci fare una casa a vacanze per le loro tre figlie.

I sette coni

Inizialmente, quei “coni” erano quattro in totale, distribuiti in due unità separate. Poi, dopo un importante lavoro di recupero e unificazione, sono diventati i celebri “sette coni” che danno il nome alla struttura. Il recupero non è stato una passeggiata:

già allora i mastri trullari stavano quasi scomparendo. Ogni giorno, si riunivano circa dieci persone a lavorare la pietra. Mi ricordo, da bambina, il suono di un continuo ticchettio per due anni.

Una storia di ospitalità costruita nel tempo

Pian piano, con il passare del tempo, la famiglia inizia ad affittare la struttura durante l’estate. “All’epoca si affittava, per esempio per i tre mesi estivi, a chi veniva dal nord Italia soprattutto“, spiega Anna. E, da quel momento, tutto cambia. C’è, inoltre, oltre al mare e alla natura, un altro elemento che attira visitatori in quelle zone: la presenza dell’ashram indiano di Cisternino, già attivo dagli anni Settanta.

Ha portato gente da tutto il mondo. Molti arrivavano inizialmente per motivi spirituali, poi si innamoravano della zona, compravano casa o si fermavano per periodi lunghi. Cisternino è stato uno dei primi posti in Valle d’Itria ad avere vocazione turistica.

Con il passare degli anni il progetto si consolida. I sette coni vengono suddivisi in due appartamenti, Trullo Lavanda e Trullo Edera. Poi arriverà anche Trullo Arancio, acquistato da Anna nel 2017 e ristrutturato successivamente.

I sette coni

In mezzo, c’è il passaggio cruciale dalla gestione familiare tradizionale all’ospitalità contemporanea. Anna, che ha studiato lingue e ha vissuto a lungo all’estero, ha accompagnato questo cambiamento in prima persona.

Abbiamo da sempre un turismo internazionale. Ricordo quando ho inserito l’annuncio su Airbnb, per esempio, eravamo in cinque in tutta la zona. Si costruivano relazioni con consigli e passaparola.

Il ritorno di Anna in Puglia: dalle città europee alle radici

Accanto alla storia familiare, infatti, c’è anche quella personale di Anna. Dopo gli studi a Lecce, ha vissuto in Germania, Austria e Paesi Bassi, lavorando in contesti diversi. Poi, intorno al 2010, la scelta di tornare.

A Berlino stavo benissimo, avevo amici, avevo un lavoro. Poi, dopo un viaggio in India, qualcosa è cambiato. Ho detto: forse voglio tornare a casa.

Il ritorno ha a che fare non solo con il desiderio di recuperare un’appartenenza, ma anche con una nuova consapevolezza del territorio. Così, negli ultimi anni, Anna ha preso in mano in prima persona la struttura, portandola avanti con nuovi investimenti e interventi di ammodernamento. E, nel 2023, arriva anche la piscina.

Nella struttura nascono anche nuove amicizie. E l’ospitalità non si limita allo spazio fisico, ma diventa occasione di relazione.

I sette coni

Anna, poi, ha deciso di vivere proprio accanto alla struttura, in quello che un tempo era il garage dei trulli e che ha trasformato in casa. Questo le consente di seguire da vicino l’arrivo e la permanenza degli ospiti.

La sua è una storia che viene dal passato ed è fatta di lavoro, intuizione, ritorni, radici e trasformazioni lente. Una storia che racconta anche il paesaggio circostante e i suoi cambiamenti. E nasce molto prima che la Valle d’Itria diventasse un brand turistico. Senza mai perdere il rapporto con ciò che c’era prima.

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