È a Gravina di Puglia, in provincia di Bari, che nell’agosto del 2024 prende forma Materia: un progetto che parte da un gesto antico, conservare, per costruire qualcosa di profondamente contemporaneo. Non una semplice azienda di conserve, ma una cooperativa moderna, un sistema di relazioni, di ricerca e di visione, in cui ogni prodotto diventa davvero materia, punto d’incontro tra territori, persone e culture.

Voce del verbo “conservare”
Giuseppe Mastropietro e Michele Costantiello arrivano da percorsi diversi, ma complementari. La cosa che li accomuna è il luogo di nascita, anche della loro amicizia: Gravina di Puglia. Michele è cresciuto in Puglia, tra logistica e distribuzione, all’interno dell’azienda di famiglia. Giuseppe, invece, ha costruito la propria esperienza nel mondo dell’hospitality internazionale, da Londra alla Corea del Sud.
In Corea, Giuseppe entra in contatto con il mondo delle fermentazioni, lavora con prodotti a base di riso glutinoso e scopre ingredienti e tecniche lontane dalla tradizione italiana, ma sorprendentemente compatibili.
Ed è proprio in Corea del Sud, a Seoul, che si ritrovano dopo tanti anni, e che si accende quella lampadina che darà vita a Materia.
Siamo entrambi appassionati di grocery tourism – ovvero la tendenza di viaggio che trasforma la visita a supermercati e botteghe in un’esperienza culturale – e ci siamo detti: perché non iniziare qualcosa di nostro nel mondo delle conserve? Qualcosa di autentico, con un tocco internazionale, per differenziarci dai prodotti già presenti sul mercato.

La materia (prima) come punto di partenza
Il nome “Materia” racchiude già la loro dichiarazione, il loro approccio: materia è ciò che si lavora, ma anche ciò da cui tutto ha origine. In latino, significa proprio questo: sostanza, cibo, essenza.
La T e la E unite del logo simboleggiano il ponte che vogliono essere con i loro prodotti: tra passato e futuro, tra Italia e Asia, tra tradizione e contaminazioni.
Le conserve diventano quindi il mezzo per esplorare nuove possibilità, mantenendo però un legame fortissimo con il territorio pugliese.

Gravina come base, il mondo come ispirazione
Per creare le loro conserve partono sempre dall’ispirazione, che può arrivare da un viaggio, da un piatto assaggiato, da un libro di cucina o anche da un contenuto visto online.
Le ricette nascono in modo spontaneo: vengono scritte su un block notes, prima provate a casa e poi bilanciate e ingegnerizzate insieme al tecnologo alimentare Vincenzo Cantatore, per garantire equilibrio, sicurezza e una shelf life che può arrivare fino a due o tre anni.
Cerchiamo sempre un equilibrio: tra quello che conosciamo, quello che possiamo scoprire e quello che realmente può diventare una conserva.
Il risultato è un catalogo dinamico di circa venti referenze, che cambia con le stagioni: la stagionalità è uno dei valori portanti della filiera di Materia.

La filiera di Materia è fatta di persone
Materia lavora con una rete di 20-30 microagricoltori, principalmente tra Puglia e Basilicata, ma anche in Sicilia e Calabria, con incursioni dalla Corea del Sud e dal Giappone per quanto riguarda il miso, bianco e rosso.
Vogliamo creare rapporti duraturi con i microagricoltori. Questo ci permette di conoscere davvero la materia prima e di assicurarci continuità nel tempo.
Ogni prodotto nasce dal dialogo con i produttori: tutto viene seguito da vicino, dalla raccolta alla trasformazione fino alla produzione che, per scelta, avviene in piccoli lotti.
Nelle etichette dei prodotti Materia, la trasparenza è totale: raccontare un prodotto significa anche raccontare chi lo ha reso possibile, significa indicare la provenienza e dare voce al territorio.
Ci sono poi collaborazioni che diventano quasi narrazione, come quella con Maria Enza Messere, a Loconia, frazione di Canosa, dove le percoche scandiscono il tempo e la vita del paese.
Le produzioni, in questi casi, diventano limitate. Non per marketing, ma per rispetto della disponibilità reale della materia prima.

Di incontri tra ingredienti pugliesi e asiatici
Come ben specificato sulle etichette, i prodotti sono born and raised in Italy, ma le influenze e le fermentazioni provengono dall’Asia.
Il cece rosso di Gravina, varietà unica perché coltivata da un solo produttore, viene abbinato alla tahina di sesamo di Ispica, riconosciuto come presidio Slow Food; i funghi cardoncelli coltivati dall’Azienda Agricola Pietro Capone vengono accostati al miso rosso, rendendo l’asse Murgia-Giappone sempre più vicino; le zucchine striate pugliesi diventano un condimento pieno di contrasti, unite al miso bianco e alle mandorle tostate ‘Filippo Cea’, presidio Slow Food pugliese, dell’Azienda Armienti Bio; la frutta estiva pugliese, come la pesca ‘percoca di Loconia’ e l’albicocca di Turi, viene imbarattolata sotto forma di composta.
Le erbe spontanee dell’Alta Murgia diventano parte integrante delle ricette, portando nei barattoli profumi e paesaggi.
E poi c’è la giardiniera, uno dei simboli della tradizione italiana delle conserve, riletta attraverso l’uso dell’aceto di kombucha al posto dell’aceto di vino, per avvicinare i giovani a questa tipologia di prodotto.


Così nasce una cooperativa moderna
Materia è un progetto collettivo, si definisce infatti una cooperativa moderna. Il team è piccolo: Michele segue la logistica, Giuseppe il marketing, Mauro la parte visiva, Anna il packaging insieme a Sara, graphic designer. Intorno a loro, una rete più ampia fatta di produttori, tecnici, collaboratori.
E poi ci sono gli eventi, pensati come momenti di incontro e scambio, spesso in collaborazione con wine bar di vini naturali e botteghe indipendenti, per un pubblico giovane, consapevole e sempre più curioso.
Anche la distribuzione segue una logica precisa: piccoli rivenditori, botteghe, realtà dello specialty food. Luoghi dove le conserve di Materia vengono raccontate, non solo vendute. E non solo in Italia: Materia esporta già in Corea, Inghilterra, Spagna, Francia e in molte altre regioni d’Europa.

Oltre il prodotto
Vogliamo creare ricordi, non solo prodotti.
Il progetto è nato da relativamente poco ma guarda già oltre la produzione: è in fase di sviluppo un laboratorio interno, che permetterà maggiore autonomia e più spazio alla sperimentazione.
E, soprattutto, prende forma l’idea di aprire le porte: workshop stagionali, esperienze in cui poter mettere le mani in pasta, per imparare a fare una salsa di pomodoro o lavorare i funghi, prodotto simbolo dell’Alta Murgia.
Non solo produzione, quindi, ma memoria collettiva e condivisa. Quella del passato, che si intreccia con quella del presente per creare ricordi futuri.

We are Materia sono Giuseppe e Michele, sono i micro-agricoltori che compongono la loro filiera, sono piccoli lotti di prodotti che raccontano la Puglia e le sue contaminazioni.
Ogni barattolo è un frammento di territorio, che punta a far evolvere la dispensa italiana e racchiudere in conserve sapori non convenzionali.




0 commenti