Un paese scavato nella roccia, antiche gravine e storie che sembrano emergere dal buio della notte. A Massafra il Medioevo non è soltanto custodito nelle sue chiese rupestri e negli insediamenti scavati nella pietra, ma sopravvive anche nel folklore, attraverso racconti di guaritori, sortilegi e misteriose figure chiamate Masciari.
Una tradizione popolare che ancora oggi racconta un volto più affascinante della Puglia.


Massafra: il Medioevo che ancora oggi vive nella pietra
Ancora oggi, le leggende tramandate dagli abitanti contribuiscono a mantenere vivo il patrimonio culturale di Massafra, intrecciando credenze popolari, racconti misteriosi e cultura rupestre.
Le gravine, profondi canyon naturali scavati nel corso dei millenni dall’azione dell’acqua, sono spaccature nella terra, con pareti ripide e fondovalle ricchi di vegetazione. Queste insenature custodiscono grotte, abitazioni, luoghi di lavoro e antiche chiese rupestri, testimonianza di una vera e propria civiltà sviluppatasi nella roccia.
È questo il cuore della civiltà rupestre di Massafra. Un modo di vivere profondamente legato alla natura e alla conformazione del territorio, dove la roccia diventava casa, luogo di lavoro e persino spazio sacro. Ed è proprio tra queste gole, grotte e sentieri che nei secoli si sono sviluppate anche storie e credenze popolari legate a guaritori, erbe medicinali, magie e figure misteriose.


Chi erano i Masciari
Nella tradizione popolare pugliese, il termine indicava coloro ai quali venivano attribuite conoscenze e capacità legate alla magia, alla guarigione e alle pratiche divinatorie.
In tutta la Puglia, dalle leggende di Bari Vecchia a Massafra, i Masciari erano figure sospese tra medicina popolare e superstizione. Figure alle quali la comunità poteva rivolgersi per trovare rimedio a un male, allontanare il malocchio o ottenere, attraverso formule e preparati, fortuna, amore o prosperità.
La loro fama si lega soprattutto alla conoscenza delle erbe che crescevano spontaneamente nelle gravine. In un territorio dove la natura offriva un’enorme varietà di piante officinali, conoscere le proprietà di radici, foglie e fiori significava possedere un sapere prezioso, tramandato nel tempo. Il confine tra il guaritore che preparava un rimedio a base di erbe e il masciaro capace, secondo la credenza popolare, di compiere sortilegi poteva così diventare molto sottile.
A Massafra questa memoria è rimasta impressa anche nella geografia del territorio. Nelle gravine sopravvivono infatti ancora oggi nomi evocativi come la Gravina della Zingara, il Noce dei Maghi, il Corno della Strega, la Grotta del Diavolo e quella che viene ricordata come la Farmacia del Mago Greguro. Leggende antiche che raccontano quanto profondamente queste figure siano entrate nell’immaginario collettivo della città.


Le leggende più affascinanti di Massafra
L’antica città di Massafra si materializza in una serie di luoghi suggestivi, legati indissolubilmente alla leggenda della notte dei Masciari. Luoghi misteriosi e impervi come la Gravina della Zingara, le cui fessure rocciose erano considerate il rifugio ideale per chi praticava arti oscure lontano dagli occhi della comunità.
Addentrandosi nei sentieri si incontra il Corno della Strega. Una bizzarra formazione rocciosa a picco sulla gravina che, secondo la credenza popolare, ricordava il profilo o gli strumenti di una fattucchiera, usata come punto di avvistamento o di antico ritrovo rituale.
Poco distante, la natura e il mito si fondono nel Noce dei Maghi, un albero isolato che nella fantasia contadina richiamava il celebre e infernale noce di Benevento. Albero sotto le cui fronde si pensava che i masciari si riunissero per celebrare i sabba e preparare filtri d’amore o di guarigione.
Infine, la Grotta del Diavolo rappresenta il cuore più oscuro della città. Un anfratto profondo e buio dove il popolo era convinto che le forze del male dimorassero e dove la leggenda vuole che i masciari più potenti scendessero per stringere patti esoterici o nascondere segreti inaccessibili.


La farmacia del Mago Greguro
La farmacia del Mago Greguro è un affascinante complesso di dodici grotte comunicanti scavate nella roccia lungo la Gravina della Madonna della Scala legato a una celebre leggenda medievale. Gregorio, da tutti chiamato Mago Greguro, era un sapiente alchimista che scavò nel tufo un labirinto di dodici grotte per farne la sua dimora e un laboratorio botanico.
In questo antro, viveva anche la splendida figlia Margheritella, la quale venne presto accusata di stregoneria dalla superstizione locale e condannata al rogo. Salvata all’ultimo istante dall’abate Anselmo, il padre dipinse per gratitudine l’immagine della vergine sulla roccia, legando per sempre il luogo al culto della Madonna della Scala.


La notte dei Masciari: tra magia, guarigioni e malocchio
Nelle notti più buie, quando il vento attraversa le gravine e inghiotte i vicoli di pietra, Massafra sembra ritrovare la sua anima più antica e segreta. È in questo silenzio che ritroviamo l’eco di una terra sospesa tra magia, superstizione e malocchio.
Un tempo, infatti, l’invidia o lo sguardo malevolo non erano considerati una semplice suggestione ma ombre concrete, temute quanto una carestia o una malattia improvvisa. Per difendersi da quell’oscurità invisibile, il popolo non cercava risposte nella scienza, ma si rifugiava nei rimedi della terra e dello spirito.
Nelle case più umili, alla luce fioca di una candela, i masciari consumavano i loro rituali silenziosi, per leggere il destino e spezzare la fattura. Tra formule segrete e gesti antichi, la magia popolare diventava l’unico scudo possibile contro l’ignoto, un filo invisibile capace di legare la paura degli uomini alla speranza del sacro.


Il malocchio e le pratiche magiche
Nella quotidianità, questa forza invisibile si manifestava attraverso sintomi precisi. Un mal di testa improvviso e lancinante, una spossatezza ingiustificata o una serie di sfortune inspiegabili erano i segnali tipici del malocchio chiamato anche “affascino” nel gergo locale.
Per accertarne l’origine, ci si rivolgeva a chi custodiva l’antico rituale dell’acqua e dell’olio. Il procedimento era una vera e propria diagnosi visiva. In un piatto colmo d’acqua venivano fatte cadere alcune gocce d’olio d’oliva. Se queste si allargavano fino a scomparire, si dividevano o cambiavano forma, il verdetto era certo: la persona era stata colpita dall’invidia altrui. Se invece le gocce restavano intatte, il malessere aveva un’altra causa.
Quando il malocchio era presente, il guaritore procedeva quindi con lo “sfascino”, tagliando simbolicamente l’acqua con le forbici o con le dita e recitando sottovoce preghiere cristiane miste a scongiuri pagani.
Accanto a questo rito di guarigione, era previsto anche l’uso di amuleti come l’abitino (un piccolo sacchetto di stoffa benedetto contenente sale, immagini sacre o erbe) o il classico corno di corallo, elementi protettivi che accompagnavano la vita di tutti i giorni.


La notte dei Masciari: quando il folklore prende vita
Oggi, questa affascinante eredità storica e culturale rivive ogni anno attraverso la manifestazione: “Massafra nel Medioevo nella Notte dei Masciari“. L’evento si tiene tradizionalmente tra il 31 ottobre e il 1° novembre, proponendosi come un’alternativa identitaria e locale alla classica festa di Halloween per riscoprire le vere radici del territorio.
Per una notte, a partire dal tardo pomeriggio, il cuore del centro storico, in particolare l’antico Rione dei Santi Medici (noto storicamente proprio come il “rione dei masciari”) o il Rione degli Ostinati si trasforma in un teatro a cielo aperto ambientato intorno all’anno Mille. I vicoli e le corti in pietra si popolano di figuranti in abiti d’epoca, cavalieri, sbandieratori, musicisti, giocolieri, falconieri e cartomanti.
I visitatori vengono guidati in un percorso immersivo tra mostre mercato, spettacoli di strada e persino la messinscena di antichi processi per stregoneria. L’atmosfera si completa con l’offerta gastronomica dello street food locale, con i ristoratori del quartiere che allestiscono le proprie attività come vecchie locande medievali, regalando un viaggio nel tempo unico a metà strada tra storia, mito e leggenda.


Un’altra tra le attività proposte nella prossima edizione sarà “Massafra radici di pietra e magia”. Il 25 ottobre, il 31 ottobre e il 1º novembre si potrà ripercorrere in modo alternativo la storia e il patrimonio storico-culturale della città attraverso itinerari e approfondimenti sulle gravine, sui Masciari, oltre che sulle tradizioni e sui sapori di questa terra.




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