Le Masciàre di Puglia: tra magia, fede e superstizione

da | Nov 6, 2025 | Storia, arte e cultura

Passata la notte di Halloween, tra zucche illuminate e streghe di cartapesta, vale la pena ricordare che, in Puglia, le vere streghe non arrivavano dall’America, ma abitavano i nostri paesi, i vicoli bianchi e le campagne odorose d’alloro e ulivo.

Misteriose, temute e al tempo stesso rispettate, le Masciàre o Macàre rappresentano alcune delle figure più affascinanti e ambigue del folklore pugliese.

Presenti in forme diverse nel barese, nel leccese e nel foggiano, queste donne incarnano un sapere antico, a metà tra magia e medicina popolare, tra rito e religione.

Origine ed etimologia del termine Masciàra

Il termine Masciàra, diffuso in tutta la Puglia ma con varianti locali, deriva con ogni probabilità dal latino magus (mago) che designava colui o colei che praticava arti magiche o rituali misterici.

Alcuni studiosi, tuttavia, collegano la parola anche al verbo greco Μεγαιρα (invidiare), da cui deriverebbe anche il nome Megera, una delle tre Furie o Erinni, personificazioni femminili della vendetta. 

Questa doppia radice etimologica spiega bene la duplicità del termine: la Masciàra è contemporaneamente guaritrice e malefica, benefica e pericolosa, amata e temuta.

Chi era la Masciàra

Nelle credenze popolari, la Masciàra poteva essere sia una guaritrice – capace di sciogliere malocchi e recitare formule protettive – sia una strega malefica, accusata di portare sfortuna o di compiere sortilegi

In alcune zone della Puglia, il termine assume un tono quasi rispettoso, riferito a donne sagge e conoscitrici di antichi saperi. Altrove, invece, evoca timore e superstizione.

Le Macàre del Salento: le figlie della Dea Thana

Nella penisola salentina, le Masciàre sono note come Macàre.

La tradizione le descrive come donne dai poteri misteriosi, capaci di curare con le erbe aromatiche, preparare filtri d’amore o incantesimi di guarigione.

Si ritiene che in origine fossero le sacerdotesse della Dea Thana, antica divinità messapica affine alla greca Artemide e alla romana Diana, dee della luna, della caccia e della natura.

I loro riti erano legati ai cicli naturali, alle stagioni e agli astri, testimonianza di un antico paganesimo femminile poi demonizzato dalla Chiesa medievale.

Le Macàre erano dunque donne di sapere, depositarie di conoscenze tramandate oralmente, capaci di operare nel segreto per alleviare sofferenze, leggere sogni o sciogliere malocchi.

La leggenda delle Masciàre di Bari Vecchia

Nel barese, la figura della Masciàra assume tratti più oscuri e fiabeschi.

Secondo la leggenda, molte di loro erano donne che di notte si trasformavano in gatte nere, note come le gatte masciàre.

Si diceva che, dopo aver cosparso il loro corpo con l’olio masciàro, recitassero la formula:

“Sop’a spine e ssop’a saremìinde / M’àgghi’acchìa a Millevìinde.”

(“Su spine e sarmenti, mi troverò a Malavento.”)

Così, sotto la luna, gettandosi nel vuoto, si tramutavano in gatte per prendere parte al sabba di Benevento e incontrare Lucifero sotto il maestoso noce. 

Tra il XVI e il XVII secolo, la presenza di quell’albero e dei raduni sabbatici beneventani è attestata in numerose testimonianze e nei processi condotti dalla Santa Inquisizione.

A Bari Vecchia, la leggenda narra dell’Arco delle Streghe, dove si credeva che le masciàre si riunissero con demoni e spiriti notturni.

La Masciàra barese, dunque, è figura ambivalente. Minacciosa ma necessaria, emarginata ma cercata da chi aveva bisogno di rimedi o di risposte.

Le Masciare nel foggiano: tra magia e guarigione

A Foggia, le Masciare erano considerate donne di potere, capaci di eseguire o sciogliere fatture.

Il popolo attribuiva loro il potere di vita o di morte, di salute o malattia, ma anche un ruolo consolatorio e terapeutico.

Conoscevano antichi rimedi per malocchio, torcicollo, sogni premonitori, o semplicemente offrivano ascolto e conforto a chi soffriva.

Spesso portavano collane con simboli demoniaci, e si diceva avessero fatto patti con il diavolo.

Eppure, nonostante il timore che ispiravano, la gente del posto finiva quasi sempre per rivolgersi a loro, riconoscendone la sapienza e l’efficacia dei rimedi.

Un sapere antico, una figura femminile sopravvissuta al tempo

Dalle Macàre salentine alle Masciàre baresi e foggiane, emerge un filo comune, quello di una sapienza femminile arcaica, perseguitata ma mai del tutto cancellata.

Donne che conoscevano la natura, le erbe, i rituali del corpo e della mente, e che per questo furono temute, isolate, talvolta accusate di stregoneria.

Oggi, il termine Masciàra sopravvive nel linguaggio popolare pugliese come sinonimo di maga, fattucchiera o strega, ma dietro quel nome si cela la memoria di un potere femminile ancestrale, una forma di sapere alternativo che, in epoche di oscurità e ignoranza, seppe rappresentare l’unica medicina possibile.

2 Commenti

  1. Maria Carmela Susca

    Sempre molto interessanti, ricchi di cultura popolare e dettagli, gli articoli scritti. Complimenti vivissimi, cara Sara.

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  2. Ada Bardoscia

    Continua il viaggio nella Puglia dei misteri che alimenta leggende e suggestioni..
    È interessante il recupero di figure che la fantasia popolare ha conservato e che,attraversando le generazioni, hanno resistito al tempo e stimolato sempre curiosità e interesse.
    Trovo stimolante questo contributo di letteratura paranormale.
    Bravissima Sara.

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