La promessa della Puglia non sta solo nelle coste che luccicano d’estate o nell’ospitalità impeccabile delle sue masserie, ma anche e soprattutto nel saper andare con calma. È un’idea che Cesare Brandi, storico dell’arte e viaggiatore instancabile, aveva già capito negli anni ’50, quando attraversò la regione per scrivere Pellegrino di Puglia. Certamente non un libro sulle spiagge, ma un lento pellegrinaggio tra pietre, chiese romaniche e paesi che si rivelano solo a chi ha tempo di guardarli davvero.
Ed è proprio durante un weekend lento in Puglia in autunno e in inverno che i borghi ritrovano il proprio ritmo: le strade si svuotano dei turisti di passaggio, la luce si fa più bassa e dorata sul tufo e sulla pietra leccese, i centri storici riprendono il loro ritmo quotidiano. È il momento in cui la Puglia smette di essere una cartolina e torna a essere un luogo da scoprire.

Locorotondo
Il primo borgo che vi consigliamo di visitare fuori stagione è Locorotondo, con il suo centro storico piccolo e perfettamente conservato, che si lascia attraversare tranquillamente a piedi tra vicoli stretti che si aprono sulla piazza centrale, case imbiancate a calce, fioriere colorate ai balconi e palazzi barocchi.
Ma è l’architettura a renderlo unico nel panorama pugliese perché qui le case sono strette e rettangolari, con tetti a doppio spiovente e punta acuta (le cosiddette “cummerse“).
Tra le tappe da non perdere nel borgo, la chiesa di San Giorgio (primo Ottocento) e quella della Madonna della Greca, esempio di architettura romanica. Da qui si possono raggiungere facilmente altre località della Valle d’Itria come Alberobello (8 km), oppure proseguire l’itinerario verso Cisternino o Martina Franca.
Durante l’autunno, poi, Locorotondo si racconta al meglio perché questa è la stagione della vendemmia, con i vigneti della Valle d’Itria, patria del Locorotondo DOC, che si tingono di ocra e rosso, e le fiere e sagre del vino che animano i paesi della zona celebrando la fine della raccolta.

Specchia
Andiamo nel Salento, dove troviamo Specchia, tra i Borghi più Belli d’Italia. Caratterizzato da una bellezza discreta, è arroccato su un’altura dove lo sguardo si perde tra distese di ulivi. La sua posizione non è un caso: per secoli la costa pugliese fu esposta alle incursioni saracene e ottomane e chi viveva sul mare cercava rifugio nell’entroterra. Fondata nel IX secolo, Specchia fiorì soprattutto sotto i Normanni, tra l’XI e il XII secolo.
Il cuore del borgo è Piazza del Popolo, su cui si affacciano il Castello (Palazzo) Risolo, con la sua torre merlata che ancora lascia intuire le antiche mura difensive, e la Chiesa Madre, entrambi risalenti al Quattrocento. Attorno, un intreccio di edifici di pregio: la settecentesca Chiesa dell’Assunta, il Palazzo Baronale Ripa con il suo loggiato, il convento cinquecentesco dei Francescani Neri (rimaneggiato in stile barocco nel ‘700) e la vicina Chiesa di Santa Caterina, con affreschi e una piccola cripta sotto l’abside.
Ma il vero cuore segreto di Specchia si trova sottoterra: come in buona parte del Salento, la campagna circostante ha dato vita a una fitta rete di frantoi ipogei, alcuni risalenti al XV secolo. Se lo visitate in inverno, sappiate che il borgo organizza il Presepe Vivente animando vicoli in pietra, antichi mestieri e scene della Natività.
Presicce
Se Specchia nasconde i suoi frantoi sotto le case, Presicce ne ha fatto un’identità intera: non a caso è conosciuta come la Città degli Ipogei. In superficie, il borgo mostra palazzi signorili, chiese barocche e masserie rinascimentali, mentre sottoterra si scopre un intero mondo scavato nella roccia calcarea fatto di grotte, cisterne e frantoi.
Tra gli altri elementi che rendono Presicce unica ci sono le case a corte, ossia abitazioni raccolte attorno a un cortile centrale che un tempo fungeva da salotto per famiglie intere, e Casa Turrita, elegante residenza nobiliare riconoscibile per la torre angolare che svetta sopra i tetti, visitabile solo in occasione di eventi speciali.
Nelle campagne circostanti cercate le pajare, piccoli rifugi in pietra a secco che i contadini costruivano per ripararsi durante il lavoro nei campi.

Monte Sant’Angelo
Il weekend lento in Puglia ideale potrebbe unire un borgo a scenari naturali che in questo periodo si tingono di tonalità ramate. Questo, per esempio, è possibile a Monte Sant’Angelo, che, situato sul punto più alto del Gargano, rappresenta il centro abitato più alto di tutta la Puglia.
Monte Sant’Angelo custodisce due riconoscimenti UNESCO a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro: la Basilica di San Michele, patrimonio dell’umanità dal 2011, e la Foresta Umbra, riconosciuta nel 2021, dove d’autunno è possibile immergersi nei colori del foliage.
Cisternino
Cisternino fa parte, insieme a Locorotondo e Alberobello, del trio di borghi più noti della Valle d’Itria. Visitandolo in bassa stagione è possibile scoprirlo con più calma, magari soggiornando qui e usandolo come base per il vostro weekend lento in Puglia.
Ha case imbiancate a calce, vicoli stretti e piazzette panoramiche affacciate sulla campagna di muretti a secco e trulli. Tra gli edifici principali del centro storico ci sono la torre normanno-sveva del Duecento, con una statuetta di San Nicola sulla sommità, la Chiesa di San Nicola (facciata del Settecento, fondamenta del VI secolo), la Chiesa di San Cataldo in stile barocco e il Palazzo Amati.


Ceglie Messapica
Infine, vi consigliamo Ceglie Messapica, con le sue origini antichissime. Fu fondata dai Messapi, popolazione preromana che dominava la zona prima dei Romani.
Il centro storico, fatto di vicoli in pietra calcarea chiara e case imbiancate a calce, custodisce ancora tracce di quel passato nel quartiere Terra Vecchia, il nucleo più antico, dove si trovano resti delle mura megalitiche messapiche e antiche cisterne scavate nella roccia per la raccolta dell’acqua piovana.
Tra gli edifici principali ci sono il Castello Ducale, risalente al Quattrocento, e la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, edificata nel 1521 e ampliata nei secoli fino ad assumere l’attuale aspetto barocco.
Non lasciate Ceglie senza aver provato la sua cucina: dei must sono il Biscotto Cegliese (mandorle, uova, miele e farcitura di confettura di ciliegie o uva nera), tra i presidi Slow Food pugliesi, le orecchiette con le cime di rapa e i lampascioni sott’olio.




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