Un legame complesso, quello di Michele Achille, con la Puglia: costruito e solidificato nel tempo, più che innato. Originario di Bitonto, una delle tappe che consigliamo di visitare in provincia di Bari, Michele Achille, designer specializzato in capispalla e stilista con esperienze nel campo della moda raccolte in ben quaranta anni di lavoro, ha oggi sessantatré anni e vive nel capoluogo pugliese.
L’esigenza di spostarsi e muoversi per il mondo lo porta già da adolescente a studiare a Cassino, vicino a Roma, dove lo chiamano a sé sia un legame con la famiglia materna quanto l’idea di esplorare una città tanto idealmente a lui vicina e vivissima, come ha ben saputo rivelarsi la capitale nel fiorire degli anni Ottanta. La riconciliazione con la sua terra, come dimostra la sua storia, è avvenuta col passare degli anni e in fasi differenti della sua vita e carriera, approdando all’oggi, dove certo si può parlare di stilista e brand made in Puglia.

L’impresa di famiglia: da Roma al gioco in casa
Dopo aver parallelizzato a Roma un percorso di studi in architettura e uno presso l’Accademia di moda e costume, si presenta per Michele l’opportunità di lavorare come assistente per un sarto romano, Osvaldo Testa, specializzandosi come stilista da uomo.
Negli anni Novanta arriva poi la necessità da parte della famiglia di Michele di creare qualcosa insieme a lui in Puglia. Michele allora torna a Bitonto, nella sua città natale, mettendo in pratica quanto appreso a Roma e costruendo un’impresa a conduzione familiare – un marchio di abbigliamento focalizzato sulla realizzazione di capi spalla –, conosciuta ampiamente su tutto il territorio nazionale, tanto da partecipare a più edizioni della nota fiera Pitti Uomo.
La realtà messa in piedi ha costituito una grande esperienza per la vita di Michele, come testimonia lui stesso:
Ho viaggiato per tutto il mondo, non occupandomi solo del design dei capi ma anche dei rapporti con i clienti e con i fornitori. Il mio lavoro è stato sempre molto connesso con la vendibilità e il mercato: non s’è trattato mai di sola e pura creatività ma di uno sguardo a tutto tondo, confrontandomi, come facevo, con tutti gli aspetti che caratterizzano un’impresa.

L’esperienza in Cina
Designer, responsabile dell’ufficio stile, programmatore di prototipi, addetto al merchandising: si ritrova dunque a coprire numerosi ambiti gravitanti attorno alla moda, garantendosi sempre una vista estesa su tutto.
L’azienda cessa la sua attività nel 2012. E così, da “araba fenice” come si definisce, Michele si sposta in Cina, a Pechino, trovandosi a lavorare per una società con la quale la sua impresa di famiglia aveva tempo prima avviato rapporti commerciali e quindi, in tal modo, intercettata. Qui realizza collezioni che abbiano, sotto richiesta dell’impresa, un gusto europeo: lavorandovi per sette anni, ha modo di conoscere e confrontarsi con alte qualità e grandi realtà, approfondendo anche il settore della maglieria ancora non abbastanza esplorato.
L’esperienza in Cina è stata per me estremamente formativa e appassionante. Ho scoperto e poi appreso che la maglieria mi piaceva moltissimo. Tutto faticoso, spesso, ma altrettanto appagante: ho avuto la fortuna di fare nella vita quello che mi piace fare. La fatica pertanto è relativa. Da sempre lavoro con passione e per il raggiungimento di un risultato.

La necessità di impiantare radici
Dopo succede che un po’ per stanchezza, un po’ perché si iniziano a fare i conti degli anni vissuti lontani da casa, Michele inizia ad avvertire come pungente l’assenza di radici. E probabilmente, come ammette, se non avesse deciso lui stesso di tornare in Puglia, lo avrebbe deciso il periodo difficile del Covid. In Cina incontra colui che sarebbe diventato suo marito e insieme decidono di trasferirsi a Bari.
Ho cominciato a fare la guida turistica per lui rendendomi sempre più conto che in Puglia fiorivano numerose realtà cresciute nel tempo che prima non conoscevo: la pinacoteca di Bari, per citarne qualcuna, o ancora città e paesi come Carovigno, Oria, Monopoli che mai prima avevo visitato con attenzione. Ho avvertito il potenziale di un territorio splendido e così l’ho riscoperto. Ho iniziato a valorizzarlo, amarlo, ho capito le differenze tra il vivere in una grande città e vivere in un contesto più piccolo: chi hai intorno, i posti dove sei, le scelte che fai, è così che si costruisce una realtà solida di affetti e di interessi.
Ma a portarmi qui è stata soprattutto la profonda consapevolezza che siamo in un bacino di professionalità tecniche altissime, le persone che lavoravano nella nostra azienda di famiglia sono sempre state persone qualificate e specializzate. Ho voluto allora potenziare e mettere in risalto i professionisti del territorio: questo è stato un aspetto centrale che mi ha convinto a tornare.

Il brand “Michele Achille”
Michele, tornato in Puglia, sente allora quanto più vivo dentro di sé il bisogno di esprimere il suo lato creativo e imprenditoriale. Dà dunque vita ad una sua linea d’abbigliamento: materiali naturali e di primissima qualità, manodopera e sapienza artigiana pugliese, questi gli ingredienti della sua ricetta di designer della moda.
Le materie prime, i filati, arrivano da Biella, principalmente lane e cachemire. In Puglia non esistono infatti tessiture, non vi è tradizione in questo. E oltre i tessuti uniti, gli altri sono stampati o jacquard definiti su miei disegni: tutti esclusivi.
I prodotti realizzati da quello che è diventato il brand che porta il suo nome, Michele Achille, sono tutti prodotti in Puglia in piccoli laboratori artigiani situati a Martina Franca.
Parto o dal filato o dal tessuto, poi disegno lo stile, e infine il modellista realizza il carta-modello. La produzione finale del capo avviene a Martina Franca in questi piccoli laboratori. Il core business, la parte più consistente della mia realtà, è il capospalla. Posso dire che nel mio lavoro disegno un guardaroba più che una collezione intera perché sono tutti pezzi unici. Per cui, ad esempio, se realizzo un cappotto lo avrò solo in quel colore e in quel disegno specifico.


I cambiamenti della moda nel tempo
E come accade per qualsiasi ambito o disciplina che sia, i cambiamenti dei venti hanno sfiorato e poi toccato pesantemente anche il mondo della moda.
Questo di oggi, per la moda, è un momento particolare e faticoso. Se da una parte sono cambiati valori ed esigenze da parte del consumatore, dall’altra la moda stessa è diventata marketing lasciando meno spazio alla qualità. Oggi come oggi il prodotto non ha più un valore: il valore non è dato più dalla qualità e dalla ricerca ma da che tipo di comunicazione predisponi, che tipo di strategia di marketing adotti.
Io che arrivo da una esperienza diversa non accetto facilmente questi cambiamenti e non capisco come il consumatore non percepisca questo: mi rendo pertanto conto che quel che faccio è per un pubblico davvero di nicchia sebbene sia facile penso per chiunque percepire il valore delle mie creazioni. Un errore di valutazione probabilmente il mio che ho invece investito tutto nella ricerca del prodotto però, ecco, non so cosa sia giusto, se adattarsi o meno a questo tipo di cambiamenti: è un dilemma su cui ancora mi interrogo.
Il temporary store di Bari e il futuro del brand
Per il momento Michele resta in Puglia con il suo brand. È stato inaugurato il 14 novembre a Bari, in via Giuseppe Bozzi n. 20, un temporary store che espone e mette in vendita diverse sue creazioni, anche in collaborazione con altri brand pugliesi. Lo store sarà attivo fino alla fine del mese di febbraio 2026 e aperto a tutti coloro che desiderano conoscere un’eccellenza pugliese, splendidamente raccontata dai tessuti locali e dal suo design.
Poi, per il futuro, gli scenari praticabili possono rivelarsi tra i più disparati. Ad esempio, come racconta, aprire uno spazio a Milano per la vendita dei prodotti a marchio Puglia potrebbe costituirne uno.

La mia idea, quando ho avviato il mio progetto, era quella di definire le coordinate per uno show store in cui valorizzare il design e la manualità artigianale pugliese. Trasferire la vendita a Milano dove la moda risponde con maggiore intensità, potrebbe essere un sentiero percorribile.
Sempre e comunque valorizzando quanto fatto sul territorio della Puglia. Nonostante il momento scoraggiante, tanto entusiasmo m’è rimasto per questo lavoro. Le difficoltà aiutano a rafforzarsi: ci vuole anche tanta tenacia e non credo questa mi manchi.




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