Il quartiere Madonnella racconta Bari attraverso le sue persone, le sue strade, i suoi marciapiedi carichi di storia. Nato tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, questo rione ha preso forma in un’area che allora era poco più di campagna, distesa tra il mare e la ferrovia. Qui, dove prima c’erano orti e sentieri battuti da contadini, la città cominciò ad allungare il passo oltre il suo centro storico, costruendo case per impiegati, piccoli borghesi, artigiani, gente comune.

È in quel momento che Madonnella comincia a respirare come quartiere, a definire una sua identità fatta di sobrietà, ordine e vita quotidiana. Il Lungomare Nazario Sauro, costruito durante gli anni del fascismo, con i suoi palazzi austeri e il profilo razionalista, fece da cornice a questo nuovo volto cittadino. Era il simbolo di una Bari che voleva guardare avanti, aprirsi al mare, mostrarsi moderna. Ma dietro quella vetrina, il quartiere Madonnella restava autentico, abitato da famiglie che si conoscevano, che condividevano cortili, storie, racconti.
Il quartiere Madonnella nel tempo
Col passare dei decenni, il quartiere è inevitabilmente cresciuto. Dagli anni Cinquanta in poi sono infatti arrivate nuove case, nuove famiglie, ma il cuore di Madonnella è rimasto lo stesso: un intreccio di classi sociali, un piccolo mondo dove operai, commercianti, professionisti, studenti e anziani convivono senza troppe barriere, come succede nei luoghi vivi e veri. Un quartiere che ha saputo evolversi senza dimenticare chi è.
E a ricordarglielo, c’è sempre lei: la Madonnella. Non è solo un nome, ma un simbolo. Quella piccola edicola mariana, da cui il rione prende il nome, ha una storia che comincia molto prima delle case e dei palazzi. Era già lì nel Settecento, affacciata su un viottolo, con la sua semplice immagine in terracotta della Madonna col Bambino. Un punto di sosta e di preghiera per chi passava, un segno di protezione, forse, o semplicemente di certa presenza.

Quando la città iniziò a costruire attorno, l’edicola finì murata in una parete di un villino ottocentesco. Ma quando anche quel villino dovette cedere il passo ai nuovi edifici, negli anni Cinquanta, la gente del quartiere non restò a guardare: la notizia della rimozione dell’icona scatenò una piccola rivolta, i residenti protestarono e chiesero che non si toccasse quel simbolo per loro così caro.
L’edicola votiva di oggi
La statua fu salvata, sistemata temporaneamente all’ingresso della scuola Balilla, e poi, in una piccola cerimonia nel febbraio del 1955, collocata in una nuova edicola in pietra, progettata da un architetto e costruita proprio lì dove sorgeva la precedente. Da quel momento, però, l’immagine originale svanì nel nulla tanto che ad oggi nessuno sa davvero che fine abbia fatto. Forse persa, forse rubata, forse conservata in qualche luogo che nessuno ha mai rivelato. Quel che è certo è che oggi, al suo posto, a trovarsi è una riproduzione moderna. L’edicola visibile è decorata con formelle colorate che raccontano scene evangeliche, e ogni giorno c’è sempre qualcuno che si ferma a lasciare un fiore, ad accendere una candela. Gesti semplici e che spesso scorrono via inosservati.

E così, Madonnella continua a vivere. Tra le sue strade, i mercati affollati, le scuole, le chiese, le botteghe, le edicole, le librerie e il profumo del mare che arriva da vicino. Per chi si ritrova a passare da Bari in un weekend, o magari vi si ferma anche per più tempo, il passeggiare per le strade del quartiere Madonnella diventa un momento a cui prestare la giusta attenzione e ricerca. È un quartiere che racconta di generazioni che si sono susseguite, di tradizioni che resistono, di una comunità che, nel suo piccolo, rappresenta tutta l’anima di Bari. Con uno spirito fatto di memoria, di convivenza.
L’Antica Merceria di via Abbrescia
In via Abbrescia 36, l’Antica Merceria dal 1967, come già si percepisce dalla targa stessa della bottega, racconta una lunga storia di incontri, creatività, amicizie. È qui che sorge, tra i suoi colori e i suoi tessuti, nel cuore pulsante del quartiere Madonnella, in quella via che si fa centro nevralgico del commercio di nuovi artigiani e storiche botteghe.
La merceria fu rilevata a metà degli anni Sessanta, dalla signora – allora poco meno che trentenne – Santa Consalvo e da suo marito, il signor Domenico Terenzio, soprannominato e conosciuto come Mimì, raccontato da tutti come grande commerciante. Questa attività continua a farsi strada ancora oggi grazie alla signora, ottantottenne, e a sua figlia Angela: una bottega quella di via Abbrescia che narra grandi sacrifici ma anche grandi soddisfazioni professionali e umane.

Sarta e magliaia lei, vetrinista lui, questa la coppia di coniugi che nel tempo ha dato vita a tre figli durante una vita di bottega fatta di cotoni, filati, maglioni di lana fatti a mano, riparazioni e uncinetti. Figli che correvano crescendo nel negozio di mamma e papà, sempre protagonisti anche loro della storia del commercio di famiglia.
Un lavoro svolto con scrupolosità e passione
La signora Santa, mamma e lavoratrice, discreta, elegante, di una bellezza d’altri tempi si presenta con accortezza, disciplina, rigore. Silenziosa, assorta, poco avvezza alle chiacchiere, si racconta così, con le mani ornate da raffinati anelli, facendosi portavoce del quadro che assieme al marito ha costruito nel tempo e che continua ad incorniciarla in una storia di sì, ce l’ho fatta.

Denominata negli anni la regina del quartiere, per la regalità che ha da sempre trasmesso con il suo distinto temperamento e di cui gli abitanti del quartiere Madonnella hanno potuto, fortunati, sempre beneficiare, continuando a farlo oggi, in un tempo che scorre magnanimo tra i tanti colori della merceria.
La macchina storica da cucito ancora oggi al suo interno è la testimonianza tangibile di una lunga storia d’amore con questo lavoro.


Il presente del quartiere Madonnella e la merceria
“Riscopri le tradizioni con l’Antica merceria, aperta dal 1967. Un posto dove il tempo sembra essersi fermato e dove i ricordi prendono forma”, si legge così sulla pagina Instagram della merceria curata dalla figlia Angela.


Portare avanti un’attività di questi tempi non è facile. Per aiutare mamma ho pensato di trovare lavoro, una volta tornata qui, in questo modo, ricostruendomelo attraverso la bottega di famiglia. Nel periodo del Covid mi sono messa alla prova partendo con le aperture solo di mattina. Il caso ha poi voluto che il negozio fosse intestato a me da quando i miei genitori lo avevano acquistato e così ho deciso di ristrutturarlo nel 2021.
La figlia di Santa e Mimì, Angela, ha oggi 54 anni. Dopo la morte del padre, nel 2018, è tornata a Bari da Brescia per sostenere la mamma con l’attività commerciale, avendo sempre coltivato nel tempo la passione per il cucito, pur lavorando nel settore delle assicurazioni.

Il commercio è cambiato già da diversi anni, mio padre ammetteva che manteneva il negozio più per un discorso di tipo affettivo, facendo sì che lui e mia madre rimanessero attivi, più che per arricchirsi. Si limitavano al reperimento di merci di cui sapevano ci fosse richiesta. Io poi ho iniziato a fare degli investimenti diversi, ho richiesto nuove tipologie di merce. C’è stato un ricambio generazionale, ora noto una grande affluenza di famiglie qui nel quartiere Madonnella, un ritorno a voler stare qui. Questa attività vive con la gente del quartiere, non vive di turismo, non è la zona principale di Bari visitata dal turista che solitamente si sofferma poco sui negozi come il nostro, magari attirato sì, ma non destinato a stabilirsi nella zona, vive tutto di passaggio, ecco.
Volersi fermare, senza affanni
Impossibile non notare, avvicinandosi alla merceria, la presenza di una panchina bianca sull’uscio della porta di ingresso.
Mia madre mi ha sempre raccontato che qui fuori c’era una sedia e che le clienti erano solite fermarsi per scambiarsi parole e costruire amicizie. Ed io forse per indole ho mantenuto questo istinto, e ho posto questa panchina fuori perché penso che ogni tanto ci si debba fermare a costruire e ad alimentare i rapporti con le persone, non sarà certo l’euro in più a rendermi appagata. Qui magari entra qualcuno che non ha intenzione di acquistare un costume da bagno e poi esce proprio con un costume da bagno: e questo può succedere solo nei negozi in cui c’è una persona che ti dà un consiglio, ti segue nell’acquisto e prova a capire cosa fa davvero per te.
Mi dicono che io abbia un occhio particolare per la scelta dei bottoni giusti: la consulenza è una componente fondamentale a cui non è possibile per me rinunciare. Mi piace dare consigli e mostrarmi accogliente verso chi necessita di confrontarsi, sì, anche solo su un bottone. Spesso si verificano situazioni simpatiche per cui questo posto, contenitore di innumerevoli idee, sembra aspettare quella cliente precisa per offrirle la soluzione al suo problema. Mi piace sperimentare, creare ed essere ingegnosa, immaginare soluzioni e proporle ai clienti.

Sarà anche un posto piccolo, ma l’antica merceria di via Abbrescia nasconde tanto tra le sue mura. A partire da un arredo radioso che parla da sé, fino ad uno spirito di commercio che fa compagnia: che sia una chiacchiera affettuosa o un come va, passare dalla signora Santa e da sua figlia Angela è un piacere a cui baresi-e-non, non dovrebbero mai rinunciare. Sarà il signor Mimì che si immagina arzillo e simpatico dietro il bancone, sarà la compagnia dell’amato figlio Ettore che frequentava tanto anche lui il caro locale di famiglia, questo posto avvicina i cuori delle persone che lo visitano e i ricordi di chi lo ha sempre frequentato nel tempo. Ci entri, ci esci, sai che ci tornerai presto. E ad accoglierti ci saranno sempre le due figure femminili che lo amministrano con tanta dolcezza.
A volte può bastare anche solo un rammendo al posto giusto o un bottone di una fantasia perfetta proprio per quella giacca rimasta assopita nell’armadio, a raddrizzare una giornata. Un caffè con brioche dalla pasticceria Boccia e un confronto con i librai di Zaum e davvero lì, si intenderà, quanto bene si voglia a questo quartiere.




Grazie, mi hai trasmesso un’emozione davvero autentica!
Salve Carmela, grazie del commento! Siamo contente che il lavoro della nostra redattrice Antonella le abbia trasmesso emozioni. Torni a leggerci presto!