Il Carnevale in Puglia non è mai stato solamente un momento di festa, ma un intreccio profondo di tradizioni popolari, rituali familiari e gesti simbolici che raccontano l’identità della città.
Tra le usanze più affascinanti, oggi scomparsa, spicca la Petresciata di Andria, un rito antico legato all’amore, ai fidanzamenti e alla prosperità futura.
Cos’è la Petresciata
Il termine Petresciata indica letteralmente una pioggia di confetti. Una cascata dolce e rumorosa che veniva “officiata” la domenica di Carnevale dal futuro sposo e dalla madre di lui, come gesto propiziatorio per la fertilità e la buona riuscita del matrimonio.
L’innocenza del confetto, nella sua simbologia, rappresentava il seme e quindi la promessa di una nuova vita.
La sua caduta sul capo della giovane promessa sposa non era casuale, ma richiamava antichi rituali di fertilità, comuni a molte culture contadine in cui il lancio serviva a invocare buona sorte.

Il rito d’amore nelle case delle promesse spose
Durante il periodo carnevalesco, le famiglie dei fidanzati si recavano a casa della futura sposa per sancire ufficialmente l’unione. Il momento centrale del rituale era, appunto, la pioggia di confetti versata dal promesso sposo sul capo della ragazza.
Accanto al gesto del giovane innamorato, un ruolo fondamentale era affidato alla futura suocera. Era lei a donare alla ragazza una bomboniera ricolma di confetti pregiati, simbolo di stima e buon auspicio. Spesso la visita si accompagnava all’offerta di gioielli in oro come bracciali, collane e orecchini a testimonianza della solidità del legame.

Il valore propiziatorio del rito
La Petresciata non era solo una festa: era un rito serio, quasi “obbligato”. Non compierla poteva persino compromettere il futuro matrimonio.
La pioggia di confetti consumata sull’uscio di casa era chiassosa, gioiosa, ma profondamente simbolica.
La Petresciata in strada: maschere, confetti e folklore
Oltre al rito domestico, esisteva anche una variante “pubblica” della Petresciata. Per le strade di Andria, durante il periodo di Carnevale (u Carn’vòil in dialetto andriese), gruppi mascherati si divertivano a lanciare confetti ai passanti, creando un clima di gioco e condivisione.
La partecipazione era collettiva: famiglie, adulti, bambini e vicini di casa. Il Carnevale diventava così un momento per rinsaldare legami e celebrare insieme la vita quotidiana.

Cocchele e diavoloni: i confetti della tradizione
In dialetto andriese i confetti da lancio erano chiamati cocchele, mentre i più grandi e duri erano i famosi diavoloni, veri proiettili di zucchero grandi quanto una pallina da ping-pong.
Questi confetti, prodotti anche dalla storica Azienda Mucci fino agli anni ’40, venivano lanciati durante le feste e talvolta finivano per rompere vetri e causare piccoli incidenti, tanto da essere poi vietati da un’ordinanza del Podestà.
Durante i festeggiamenti, soprattutto nei giorni di maggiore caos, non mancavano vere e proprie “sassaiole” simboliche verso le abitazioni di persone con cui si aveva un contenzioso. I diavoloni diventavano così armi scherzose, ma non del tutto innocue.

Un patrimonio da riscoprire
Oggi la Petresciata sopravvive quasi esclusivamente nei ricordi degli anziani, ma resta un pezzo prezioso del patrimonio culturale andriese. Racconta un modo di vivere l’amore, la festa e la comunità che meriterebbe di essere recuperato. Un rituale che parlava di fidanzamenti, famiglia e futuro.
Ma perché parlarne oggi? In un’epoca in cui molte tradizioni rischiano di scomparire, riportare alla luce la storia della Petresciata significa restituire identità al territorio e dare valore alla memoria collettiva, custodire le proprie radici.
Significa ricordare che il Carnevale di Andria non è solo sfilate e maschere, ma un insieme di riti antichi in cui si intrecciavano amore, speranza e folklore.
Solo ciò che viene raccontato può davvero continuare a vivere.




Come sempre la lettura di tali articoli risulta interessante e coinvolgente. È un vero piacere conoscere e scoprire riti e tradizioni del territorio vicino al nostro. Complimenti!