Bottega e museo Mucci ad Andria: più di un secolo di dolcezza 

da | Giu 18, 2026 | Storie di Puglia

Andria, capoluogo insieme a Barletta e Trani della provincia BAT, è una città del nord barese che oggi conta quasi centomila abitanti. Caratterizzata da un centro storico medievale ricco di strade strette e peculiari, Andria rappresenta oggi uno dei poli agricoli e oleari più importanti del meridione.

La città di Andria è inoltre profondamente legata alla figura di Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, che proprio in questo territorio fece erigere la sua opera più celebre: Castel del Monte, situato a pochi chilometri dal centro abitato.

È domenica e, rispetto a previsioni meteorologiche ostinate e contrarie, il sole ad Andria è alto e si accerchia di poche nuvole. Nel centro storico della città si passeggia e si fanno acquisti. E quali acquisti più indicati per il pranzo domenicale che non siano paste, pastelle e dolci di ogni tipo?

La confetteria Mucci in via Museo del Confetto 12

Ecco allora che appena si varcano le porte della città vecchia, ci si affaccia ad un luogo carico di dolce storia e colore: la confetteria Mucci, sito in quella che è diventata “via Museo del Confetto” civico 12. 

Passeggiare nella storica bottega, oggi museo e confetteria nonché punto vendita delle prelibatezze dolciarie per cui la famiglia Mucci detiene un primato produttivo nazionale, costituisce un viaggio più che affascinante. Un viaggio che inizia nel lontano 1894, quando il signor Nicola Mucci, dopo essersi formato presso la celebre cioccolateria Caflisch di Napoli, decise di tornare nella sua terra d’origine. Proprio qui, nel cuore del centro storico di Andria, a pochi passi dalla maestosa Cattedrale, fondò infatti la sua prima fabbrica dedicata alla produzione di confetti, cioccolato, caramelle e liquori, ponendo così le basi per un’eccellenza destinata a durare di generazione in generazione.

Il Carnevale andriese 

Va precisato bene che i confetti sono stati nel tempo protagonisti anche delle tradizioni più popolari e folkloristiche della città. La pietresciata di Andria è una tradizione carnevalesca antica che prevedeva un fitto lancio di confetti con cui la cittadinanza si scambiava auguri di prosperità. I protagonisti assoluti di questa usanza erano i diavoloni, imponenti confetti composti interamente di zucchero, talmente duri da risultare non commestibili e spesso pericolosi per chi veniva colpito, tanto che la loro produzione fu poi vietata. 

Giovanni Mucci pensò bene allora di rifarsi ideando i più delicati medaglioni. Queste preziose creazioni, caratterizzate da un composto di marzapane e una superficie di zucchero finemente dipinta a mano, hanno rappresentato un’eccellenza artigianale prodotta con dedizione fino al 2019, prima della sospensione coincisa con la pandemia.

I Diavoloni
I Diavoloni

Sollevando lo sguardo al soffitto del museo, si ammira uno splendido affresco che celebra l’essenza dell’arte dolciaria della famiglia Mucci, tra storia e mitologia. Protagonista dell’opera è quella che i Mucci hanno voluto denominare Dea Glauce, da glucos (zucchero), ritratta nell’atto di smuovere una cascata di confetti tra le vie che conducono a Castel del Monte e ad una cornucopia, simbolo di abbondanza. In questo scenario celeste, la dea offre confetti colorati agli angioletti in un gioco di scambi festosi: una rievocazione celestiale della pietresciata, trasformata qui in un rito felice.

Bottega e museo Mucci

Un’altra usanza profondamente sentita nella comunità andriese era quella della bomboniera, un dono dal forte valore simbolico che la suocera offriva alla sposa. Questo gesto non era solo un omaggio di benvenuto nella nuova famiglia, ma un vero e proprio rituale.

Bottega e museo Mucci
Un esempio di storica bomboniera andriese, colma di confetti.

L’evoluzione dell’arte dolciaria Mucci

Se inizialmente la produzione di Giovanni Mucci era focalizzata sui confetti classici e su quelli contenenti rosolio alcolico – oggi proposti in una moderna variante analcolica – , la vera rivoluzione avvenne nel 1932 grazie all’intuizione del figlio Nicola. Superando il concetto del confetto tradizionale fatto di solo zucchero, Nicola Mucci ideò il Tenerello, introducendo una struttura innovativa a tre strati. 

Questa nuova architettura del gusto partiva da un cuore costituito dalla mandorla di Toritto (presidio slow food pugliese in provincia di Bari) o dalla nocciola del Piemonte IGP, avvolto da un morbido strato di cioccolato e rifinito da un sottile guscio di zucchero. Fu un cambiamento epocale che trasformò il confetto in un vero e proprio gioiello di pasticceria. Se la celebre mandorla siciliana Pizzuta d’Avola, favorita per i confetti classici del primo Mucci, presenta un profilo più allungato e schiacciato e da sempre è e resta la protagonista perfetta per i confetti da matrimonio, la mandorla di Toritto si distingue per la sua forma più tondeggiante e paffuta, ideale per accogliere gli strati di cioccolato.

Il museo Mucci di Andria

Il valore della secolare maestria dei Mucci ha ricevuto anche importanti conferme istituzionali: dopo aver conquistato il primo posto nel 2014 nella classifica del Gambero Rosso, i confetti di Giovanni Mucci continuano ad essere celebrati come opere – piccole ma di grande maestria –, confermandosi stabilmente nella top ten dei migliori produttori artigianali.

Bottega e museo Mucci

Storia di una bottega

Il percorso espositivo museale è articolato in quattro sale dove chi lo visita può ammirare documenti d’epoca, antichi utensili, macchine, attrezzature e stampini che raccontano oltre centotrent’anni di prestigiosa attività.

La coinvolgente e appassionata Giusy si mette al servizio della storia per accompagnarci in una visita guidata tra le sale del museo. Con competenza, ne illustra le diverse fasi produttive: dalle macchine dedicate alla sbucciatura delle mandorle a quelle progettate per il trattamento termico del cacao. È proprio partendo dalle fave del cacao che prendono vita le creme destinate a diventare l’anima strutturale dei coloratissimi confetti.

Bottega e museo Mucci

Le macchine della lavorazione

Le macchine custodite nel museo simboleggiano il cruciale passaggio storico di fine Ottocento, in cui il lavoro puramente manuale iniziò a integrarsi con la precisione meccanica. La divisione dei compiti rifletteva anche una struttura più puramente di genere: alcune operazioni erano considerate prettamente femminili, come la delicata apertura manuale delle mandorle, mentre altre fasi della lavorazione, spesso più complesse e gravose, erano affidate alla manodopera maschile.

I dragées, altra variante del confetto, contenenti un liquido che può rivelarsi al palato del consumatore o caffè o liquore, seguono ancora oggi nella preparazione lo stesso procedimento storico, ben dimostrato dalle macchine del museo. In apposite cassette di legno, alcuni stampini creano la forma dove viene versato il liquido, poi ricoperta di amido di mais o di riso. Dopo 24 ore, una naturale reazione fisica permette allo zucchero di cristallizzarsi, creando un guscio sottilissimo che racchiude il prezioso ripieno.

Bottega e museo Mucci

La macchina branlant (dal francese “instabile”, “oscillante”), invece, la cui forma è la stessa della bomboniera in rame tipica della tradizione andriese, serviva ai maestri confettieri a condurre un ondeggiante movimento manuale così da consentire allo zucchero di aderire alla mandorla. 

Per la lavorazione del cioccolato, il museo espone il melangeur. Questo macchinario interviene dopo la pestatura della fava di cacao per produrre il cioccolato liquido, che viene successivamente temperato e modellato grazie a macchinari specifici, eleggendosi a cuore pulsante dei confetti Mucci.

Un museo ospitale

Il museo dispone anche di una sala in cui è possibile visionare un video illustrativo che consente di comprendere tutta la storia, sin dalle origini, della confetteria, passaggio per passaggio, confetto per confetto. Insieme a tutte quelle che sono state le innovazioni e alla storia che si è tramandata.

Bottega e museo Mucci
I fruttini a forma di ghiande, limoni, mandarini, ciliegie, ripieni di marzapane, altra specialità dei Mucci.

E ancora, la sala delle caramelle alcoliche, ad oggi non più prodotte ma in qualche modo tramandate tramite caramelle al rosolio non alcolico che i Mucci consigliano di conservare a basse temperature. Una delizia per palato, olfatto e chi ne ha più ne voglia. Anche l’occhio vuole la sua parte e se la concede tutta: i colori del museo Mucci, splendenti e gioiosi, sono un piacere a cui nessuno dovrebbe rinunciare. 

Il percorso museale si conclude nello studio del signor Giovanni Mucci, esponente della seconda generazione e nonno di Loredana Mucci, che oggi, assieme ai suoi familiari, ne ha raccolto l’eredità. Copialettere, telefono collegato con il centralino di Napoli, macchina da scrivere. Un tocco professionale, uno studio carico di inventiva e passione.

Bottega e museo Mucci
Loredana Mucci, rappresentante della quarta generazione della Famiglia Mucci, nell’ufficio del nonno Giovanni, ultima stanza museale.

Il valore del Museo e della Confetteria Mucci è testimoniato da prestigiosi traguardi. Il museo è infatti valutato come locale storico d’Italia e come museo d’impresa, riconoscimenti che ben sottolineano la capacità della famiglia di aver saputo trasformare l’arte dolciaria in patrimonio storico.

Un flusso di continuità tra Andria e Trani

Negli anni Ottanta del secolo scorso, gli eredi Mucci hanno inaugurato un moderno stabilimento a Trani, dove oggi continuano la produzione e la vendita dei confetti Mucci e dragées. Presente anche uno shop online, direttamente accessibile dal sito dei Mucci.

Valorizzando una tradizione di famiglia tramandata nel tempo, in nome di un’altissima qualità, Loredana ci rende partecipi della motivazione e della fierezza che la animano. Ma soprattutto di un cuore carico di bene verso una tradizione di famiglia custodita e tramandata nel tempo. Se manca il cuore – come dice Loredana – non si va da nessuna parte. E noi le diamo ragione.

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