In Puglia le parole non sono mai state soltanto parole, sono formule, scongiuri, preghiere, piccoli riti che servivano a dare senso e forza ai momenti difficili.
Nel cuore del Salento, quando il cielo si faceva scuro e i lampi annunciavano l’arrivo della tempesta, non era raro affidarsi non solo al segno della croce, ma anche a un’antica poesia popolare tramandata oralmente.
Era la preghiera a Santa Barbara, protettrice contro tuoni e fulmini, e a San Giovanni, invocato con l’espressione “azzate San Giuvanni” – alzati, San Giovanni – affinché accendesse le candele e portasse luce dove il temporale aveva portato oscurità.

Azzate San Giuvanni come formula magica
La tradizione vuole che questa espressione venga pronunciata ad alta voce quasi come una formula magica per allontanare nuvole e temporali improvvisi.
Durante le estati in campagna o al mare, quando il cielo si fa scuro e il vento annuncia la pioggia, si alzano gli occhi al cielo e si ripete questa invocazione, come a chiedere al santo di “alzarsi” e proteggere i campi, i raccolti e le feste. Un gesto antico ma ancora fortemente sentito.
La preghiera in dialetto leccese
Ecco la versione che una signora anziana ha recitato, con la stessa forza di chi l’ha imparata da bambina:
Santa Barbara ci stai a menzu li campi,
nu timi ne troni ne lampi
visciu tre cieli vinire:
unu de acqua, unu de ientu,
unu de tristu mali tiempu.
Azzate, San Giuvanni,
e dduma le cannile,
ca ieu visciu tre cieli vinire:
unu de acqua, unu de ientu,
unu de tristu maletiempu.
San Giuvanni se zàu,
le cannile ddumàu,
lu maletiempu passau.

Traduzione in italiano
Santa Barbara che stai in mezzo ai campi,
non temere né tuoni né lampi.
Ho visto arrivare tre cieli:
uno d’acqua, uno di vento,
uno di triste maltempo.
Alzati, San Giovanni,
e accendi le candele,
perché ho visto arrivare tre cieli:
uno d’acqua, uno di vento,
uno di triste maltempo.
San Giovanni si alzò,
le candele accese,
il maltempo passò.

Il significato e la forza delle parole
Questa preghiera racchiude in sé la potenza della fede popolare:
- Santa Barbara è considerata scudo contro i fulmini;
- San Giovanni è ritenuto la luce che sconfigge le tenebre;
- infine, l’atto di “accendere le candele” è un gesto simbolico che porta speranza, calore, protezione.
Recitare questi versi non era solo un modo per scacciare la paura del temporale, ma era un vero e proprio simbolo per sentirsi uniti come comunità: ogni famiglia conosceva la propria versione, e nel ripeterla si condivideva una forma di protezione collettiva.
Azzate San Giuvanni è una di quelle preghiere popolari che si possono ancora sentire tra gli anziani del Salento quando si vedono le nuvole che portano un temporale.
È una preghiera che intreccia il sacro e il rurale, in cui ogni fenomeno atmosferico o periodo dell’anno, così come la coltivazione di un determinato prodotto o una particolare lavorazione nei campi, veniva associato al nome del Santo o ai suoi miracoli (miràculu) e tramandato attraverso la tradizione orale.

Dal cielo al detto popolare
Da questa poesia nasce, appunto, l’espressione tipica salentina “azzate San Giuvanni”, usata ancora oggi per invitare qualcuno a reagire, a darsi una mossa, a “rialzarsi” anche nei momenti difficili.
Un modo di dire che dimostra quanto la lingua sappia portare con sé i segni del passato, trasformandoli in messaggi validi ancora oggi.
La forza di una voce che arriva al cuore
Quando ho ascoltato il messaggio audio che mio cognato, in vacanza a Lecce dai suoi parenti, mi ha inviato, ho avuto la sensazione che quella signora non stesse solo recitando delle parole, ma rievocasse proprio i rumori della pioggia e dei lampi che cercava di scacciare nei suoi ricordi.

Pur non avendola mai vista, la sua voce mi è arrivata così vicina da sembrare accanto a me. È questo il bello del dialetto: custodisce la memoria viva dei nostri nonni e ci regala, ancora oggi, un po’ di priscio anche nei giorni di maletiempu.




Grazie Sara per questa ricerca puntuale che, questa volta, riscopre l’anima salentina che è in me.
Non conoscevo questi versi e ti ringrazio per avermeli riportati a memoria.
Ritrovo una lingua molto familiare che conduce sentimenti e modi di sentire delle mie origini. Mi riconosco e mi ritrovo in un viaggio sempre piacevole.
Grazie infinite, Ada. Siamo molto felici che il lavoro di recupero della lingua dialettale che sta facendo la nostra Sara le abbia riportato alla mente ricordi piacevoli e familiari.
La musicalità e la dolcezza del dialetto salentino mi hanno riportato alla mente la voce di mio padre che mi recitava tante nenie, ma questa non la conoscevo. Bellissima!
Salve Marilù, che bel commento! Grazie di aver condiviso con noi questo bel ricordo – torni a leggerci presto!