All’interno del ricco patrimonio del folklore pugliese si cela una delle figure più affascinanti e misteriose della tradizione orale: il Monacacìdde, uno spiritello notturno che, tra dispetti e prodigi, ancora oggi popola l’immaginario collettivo.
Conosciuto in quasi tutte le zone del Sud Italia, assume nomi e forme diverse: Monacello a Foggia, Munaciello in Campania, Scazzamurrieddhru in Salento, u Munacidde in alcune aree lucane, ma l’anima della leggenda resta la stessa.
Le sue origini, come spesso accade con le figure del folklore popolare, non sono chiare né documentate con precisione, sebbene si ritenga che affondino le radici nella tradizione partenopea e nella cultura popolare di Napoli.
Alcuni studiosi ipotizzano che possa derivare da antiche credenze precristiane, legate al culto degli spiriti della casa o dei defunti, successivamente reinterpretate in chiave cristiana o monastica nel corso dei secoli.

Chi è il Monacacìdde?
Il Monacacìdde (dal dialetto gioiese, traducibile come “fraticello”) è un folletto, solitamente alto meno di mezzo metro, con un aspetto curioso: capelli arruffati, occhi neri e penetranti, e sempre coperto da un lungo cappuccio rosso a punta.
Secondo la tradizione, il Monacacìdde è uno spiritello notturno, a volte benevolo, più spesso dispettoso, che vive nei boschi o nelle stalle, e si lega alle famiglie, non alle abitazioni.

Cosa fa questo spiritello?
Il Monacacìdde è noto per le sue incursioni notturne, durante le quali si diverte a compiere dispetti più o meno innocui.
I suoi scherzi, a volte fastidiosi, altre volte semplicemente misteriosi, fanno parte di quel sottile confine tra leggenda e realtà che ancora oggi affascina e inquieta.
Dispetti agli animali e alle persone
Il Monacacìdde entra di notte nelle stalle passando da fessure o dal buco della serratura e si diverte a:
- intrecciare criniere e code dei cavalli;
- saltare sul petto dei dormienti, provocando fiato corto e tachicardia;
- soffiare nelle orecchie, far cadere oggetti, sporcare il bucato;
- spostare oggetti per poi farli ritrovare in luoghi inaspettati.
Alcuni raccontano anche di mani e braccia paralizzate nel sonno, di piatti rotti senza apparente motivo, e di sussurri misteriosi nel cuore della notte.
Il lato magico (e ambiguo)
Il Monacacìdde non è solo disturbatore. Può anche:
- suggerire numeri vincenti al Lotto;
- rivelare il nascondiglio di un tesoro, ma solo se gli rubi il cappuccio rosso;
- lasciare piccole somme di denaro o doni, soprattutto se si invaghisce di una bella fanciulla.
In alcune versioni, questo spirito burlone è anche il guardiano di tesori nascosti nei tronchi degli alberi, o nelle cavità del terreno.

Miti popolari e spiegazioni culturali
Le origini del Monacacìdde si perdono tra mitologia, religione e antiche credenze popolari, dando vita a interpretazioni diverse e spesso contrastanti.
In alcune versioni, questi spiritelli notturni sono considerati le anime di bambini morti senza essere stati battezzati, condannati a vagare tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Altre narrazioni li identificano come figli nati da relazioni proibite o incestuose, la cui esistenza è stata taciuta o cancellata, trasformandoli in presenze invisibili ma vendicative.
Un’altra lettura, più simbolica, li associa a entità soprannaturali legate alla fertilità e alla sessualità maschile, come suggerisce il loro cappuccio rosso a punta.
Nel folklore napoletano, ad esempio, si racconta che il “munaciello” fosse un bambino deforme, figlio di un amore tragico, vestito da frate per ottenere la grazia della guarigione.
La leggenda dell’infedeltà
In alcune zone della Puglia, si tramanda una storia legata all’infedeltà coniugale: una donna, sorpresa con regali o monete lasciati sul comodino dopo una notte d’amore col suo amante, giustificava tutto dicendo che si trattava del dono di un folletto notturno.
Questa leggenda aggiunge un tocco piccante e ironico al profilo già sfaccettato del Monacacìdde, confermandolo non solo come figura magica, ma anche come capro espiatorio per i peccati umani.

Come scacciarlo?
I pugliesi, ben consapevoli della natura dispettosa del Monacacìdde, avevano elaborato una serie di rituali apotropaici per tenerlo lontano dalle loro case e dalle stalle.
Uno dei più curiosi consisteva nel rovesciare una scopa di saggina davanti all’ingresso: si diceva infatti che lo spiritello, attratto in modo irresistibile dal bisogno di contare i fili della scopa, si sarebbe distratto per ore, dimenticando i suoi dispetti.
Un altro espediente prevedeva di nascondere tra le coperte una rete tessuta a mano: anche in questo caso, la mania del folletto per i dettagli l’avrebbe spinto a contare ogni nodo, impedendogli di disturbare il sonno degli abitanti.
Per una protezione più “classica”, molti ricorrevano al simbolismo del ferro di cavallo o delle corna di bue, appesi sulla porta di casa come amuleti contro la sfortuna e le entità maligne.

Il Monacacìdde oggi
E così, ancora oggi, c’è chi giura di sentire di notte strani rumori, oggetti che spariscono misteriosamente o capelli inspiegabilmente arruffati al risveglio.
Sarà stato il vento o quel vecchio folletto col cappuccio, sempre pronto a fare scherzi?
In ogni caso, per stare tranquilli, la tradizione consiglia di lasciare un po’ di latte o una fetta di pane sul comodino. Male non fa!




Bravissima Sara, per questa dettagliata e circostanziata narrazione descrittiva.
Sei riuscita ad evidenziare questa figura bizzarra e misteriosa nella sua ambivalenza:portatrice di fortuna o fonte di dispetti.
La piacevolissima lettura e la ricchezza di informazioni, alimentano,
nei confronti di questa”figura”,un misto di timore e affetto.
Complimenti davvero!
Seguo sempre con molto interesse le tue pubblicazioni.
Salve Ada, grazie a lei per questo commento dedicato. Siamo felici che abbia apprezzato il lavoro della nostra Sara, torni a leggerci presto!
Ciao Sara, bravissima. Come tutte le altre tue narrazioni, anche questa, risulta eccellente e quindi piacevole e interessante la lettura. Complimenti, continua così.
Salve Candido, grazie del commento – siamo contente che abbia nuovamente apprezzato il lavoro della nostra Sara. Torni a leggerci presto!